Puglia:
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ALBANIA
Capitale:
Tirana (384.000 ab)
Superficie:
28.748 Km²
Popolazione:
3.510.000 (stime 2001)
Densità:
122 ab/Km²
Lingua:
Albanese Tosco a SUD (lingua ufficiale) e Albanese Ghego a NORD
Religione:
Musulmana 78%, ortodossa 12%, cattolica 10%
Gruppi etnici :
Schipetari 90%, Greci 8%, Slavi 1%
Moneta:
Lek
Forma di Governo:
Repubblica
Clima:
Mediterraneo sulle coste, continentale all'interno
Monti principali:
Korab 2764m, Jezércës 2694m.
Fiumi principali:
Drin 250 Km (tratto albanese, totale 300 Km)
, Mati, Shkumbini, Semeni, Vijosa
Laghi principali:
Lago di Scutari 150 Km² (parte albanese, totale 370 Km²), Lago di Ocrida 120 Km² (parte albanese, totale 367 Km²)
Isole principali:
Ishull i Sazanit 6 Km²
Paesi confinanti:
Montenegro a N, Serbia a NE, Macedonia a E, Grecia a SSE
Principali città:
Elbasan 215.250 ab, Durazzo 162.850 ab, Scutari, Valona, Coriza
 
 
 
 
L'Albania si trova in Europa, come L'Italia, e più precisamente nella penisola Balcanica, tra Montenegro Serbia e Grecia.
Si affaccia sul mare Adriatico, all'altezza della Puglia. Anche se é in Europa non fa parte della Unione Europea (UE), per qui i suoi cittadini sono considerati extracomunitari.
E' una delle più piccole nazioni europee, la sua superficie é di 28.748 Kmq che equivale al 10% della superficie Italiana ( é di poco più grande della Sicilia). Il territorio é in gran parte occupato da montagne: le Alpi Albanesi, che sono alte anche fino a 2.500 metri.
La costa, pianeggiante, é attraversata da piccoli fiumi, il Drin, il Devoll, e la Vjossa, ancora non inquinati. Il clima, mite sullla costa, presenta all'interno forti abalzi di temperatura.
La sua capitale é Tirana con 800.000 abitanti. Altri centri urbani: Durazzo, Valona e Scutari.

Il nome Albania deriva, probabilmente, da quello della tribù illirica degli Albanoi che per primi abitarono la regione. Gli albanesi antichi chiamavano il loro paese Arberia e se stessi Arber. Oggi invece gli albanesi loro stessi Shqipetare e il loro pese Shqiperi che significa <<terra delle aquile>>, nome molto appropriato data la presenza sulle montagne di una specie di grandi aquile nere.
 


La storia o le origini dell’Albania, anche se ancora incerte, si parla a circa cento mila anni fa, e secondo gli archeologici, il territorio dell’Albania, prima dell'apparizione degli Illiri, è stato abitato da popolazioni di cultura neolitica. La cultura illirica si sviluppa durante l'età della pietra e troviamo le loro prime apparizioni in Albania all'inizio dell'età del bronzo. Il popolo illirico era di religione pagana e credeva nell'al di là. Gli storici descrivono gli illiri come uomini semplici, dediti per lo più alla pastorizia, bravissimi nel lavorare il ferro e il rame e pronti, a trasformarsi in intrepidi e fierissimi guerrieri.
Quando iniziarono i primi conflitti con Roma (verso la metà del III secolo), sul trono del regno illirico sedeva Teuta, la celebrissima regina battezzata dagli storici come Caterina La Grande D'Illiria. Nel 229 a.C. scoppiò la prima delle guerre dei Romani, diretti a estendere i propri domini sull'altra sponda adriatica. Dopo una fiera resistenza le tribù illiriche vennero sbaragliate dai Romani nel 168 a.C. e l'Illiria fu incorporata nella provincia di Macedonia. I romani dominarono l'Illiria per oltre cinquecento anni. Il Cristianesimo si diffuse in Illiria intorno alla metà del I secolo a.C. , combattendo agli inizi con i déi pagani degli illiri.
Dopo la divisione dell'Impero Romano in est e ovest nel 395, i territori dell'Albania entrarono a far parte nell'Impero Bizantino. Passata all'Impero d'Oriente, l'Albania fu invasa da slavi, serbi e bulgari. Anche Venezia, Amalfi e i Normanni tentarono di imporre la loro influenza in Albania a partire dall'undicesimo secolo. Poche decadi dopo, nel 1388, il Paese dovette fare i conti con un'altra occupazione, quella dei turchi, che avevano esteso il loro potere nel Balcano.
Dopo il 1443 emerge l'eroica figura di un militare albanese Gjergj Kastrioti (1405 - 1468) noto come Skanderbeg, che, appoggiato dai veneziani, riesce ad unificare i principi albanesi e guidarli per 25 anni consecutivi contro l'esercito ottomano. Il 2 marzo 1444, i principi albanesi si uniscono in un congresso a Lezhë, dove costituiscono la Lega aniturca e nominano Skanderbeg loro capo. Dopo la morte di Skanderbeg nel 1468 il dominio turco si estende rapidamente su tutto il Paese.La sua morte è una grave perdita sia per il popolo albanese che per la Chiesa cattolica che aveva trovato in lui il simbolo della lotta contro l'invasione ottomana e dall'islamismo. Il dominio turco causò gravi danni al Paese e distrusse il commercio, l'agricoltura, l'economia, l'arte e la cultura. Per fuggire dall'oppressione turca e l'islamismo forzato quasi un quarto della popolazione immigrò verso il Sud dell'Italia, stabilendosi in Puglia, Calabria e Sicilia dove tutt'ora ci sono le comunità albanesi che conservano la loro lingua e le loro tradizioni. A metà del XIX secolo si notano i primi movimenti nazionalisti albanesi che, per difendere e promuovere i loro interessi nazionali, si uniscono a Prizren (Kossovo) nel 1878 e fondano la Lega Albanese, che aveva due grandi ruoli: politico e culturale. Il primo consisteva nell'unire i territori in uno stato autonomo, fuori dall'impero ottomano. Il secondo, nel sviluppare la lingua, la letteratura, l'educazione e la cultura albanese. Per questo nel 1908 i leader albanesi si incontrano a Monastir (una città nell'odierna Macedonia) e stabiliscono l'alfabeto albanese (che è in uso tutt'ora). Basato soprattutto sul latino, ha accenni arabici e greci. Nel ottobre 1912, gli stati confinanti con l'Albania (Grecia, Serbia e Montenegro), dichiarano guerra al regime ottomano dei Giovani Turchi, dando inizio alla I guerra balcanica. Vedendo l'avanzamento delle loro truppe e temendo la spartizione dell'Albania, 83 nazionalisti cristiani e musulmani si riuniscono in una assemblea a Valona dove costituiscono un governo provvisorio che il 28 novembre 1912 proclama l'indipendenza dell'Albania, eleggendo presidente Ismail Qemali.
L'indipendenza dell'Albania fu riconosciuta ufficialmente alla Conferenza di Londra, il 29 luglio 1913. La Conferenza sanzionò la creazione di uno Stato autonomo, senza definirne però i confini e, successivamente, nell'aprile del 1914, affidò il principato al Guglielmo di Wied, che abdicò dopo pochi mesi, dovendo fronteggiare l'opposizione di un sedicente governo autonomo insediato ad Argirocastro e sostenuto dai greci. Nel 1914 le truppe italiane occupano Valona e subito dopo lo scoppio della I guerra mondiale, l'Albania fu nuovamente invasa da greci, serbi e montenegrini. Il trattato di pace di Versailles manteneva in vita lo stato albanese, determinandone la costituzione a Repubblica nel 1925. La nuova Repubblica elesse come suo presidente il principe Ahmet Zogu, che il 1 settembre 1928 assunse il titolo di re d'Albania, grazie soprattutto all'appoggio italiano. Il 22 novembre 1928 l'Italia e l'Albania sottoscrivono un trattato di alleanza, ma nell'aprile 1939, dopo la tensione creata nei rapporti fra il regime fascista e il re Zogu, le truppe italiane sbarcarono in Albania. Zogu fu costretto a fuggire e Vittorio Emanuele III fu proclamato re di Albania. Durante la II guerra mondiale, in tutti i territori occupati dagli italiani, cominciò, fin dal 1941, un movimento partigiano di resistenza.Nel 1942 il primo congresso del movimento partigiano affidò la direzione ad Enver Hoxha divenuto poi, nel 1944, capo del Fronte di Liberazione Nazionale.
Alla fine del 1944 il Fronte acquistò il controllo di tutto il territorio albanese. Il governo provvisorio di Hoxha si insediò a Tirana nel novembre 1944 e nel 1945 fu proclamata la Repubblica Popolare d'Albania, strettamente allineata alle direttive e alla politica dell'Unione Sovietica. Nel 1955 l'Albania aderisce al Patto di Varsavia. Dopo la morte di Stalin, i rapporti con Mosca si deteriorano, sino a giungere alla rottura delle relazioni diplomatiche nel 1961 e al ritiro dal Patto di Varsavia nel 1968. Dal 1961 al 1972 l'Albania fu l'alleata europea della Cina. Ma dopo la morte di Mao la via seguita dal nuovo regime cinese, contrario all'orientamento politico che aveva caratterizzato il paese fino ad allora, portò alla rottura dei legami con la Cina nel 1978. La fine dell'alleanza con la Cina segna l'inizio di un periodo di crollo economico e industriale per l'Albania. Nel 1976, la promulgazione di una nuova Costituzione, proclama il carattere socialista della Repubblica albanese, sancendo l'abolizione della proprietà privata e quello ateo dello Stato. Nell'aprile del 1985 Enver Hoxha muore all'età di 76 anni. Ramiz Alia, già membro del governo albanese, prende il suo posto. L'eco delle trasformazioni avvenute negli altri paesi dell'Europa dell'est, provoca manifestazioni per una liberalizzazione del regime e nel luglio del 1990, tanti cittadini prendono d'assalto le ambasciate europee di Tirana, ottenendo in permesso d'espatrio. Nelle elezioni libere del 31 marzo 1991, vincono i comunisti del Partito del Lavoro, grazie anche dell'inesperienza delle forze d'opposizione. Nelle successive elezioni (marzo 1992) vince con il 65 per cento dei voti, il Partito Democratico di Sali Berisha, che prende il posto di Alia nella presidenza della Repubblica. La condizione economica incerta dell'Albania, nonostante l'impegno della comunità internazionale e l'operazione di aiuti Pellicano (1991-1993) guidato dall'Italia, causò un'emigrazione clandestina di massa e la meta fu proprio l'Italia. Nelle elezioni politiche del maggio 1996 e in quelle amministrative (ottobre 1996) il Partito Democratico ripete il successo e rafforza la sua presenza in Parlamento. Una forte inquietudine sociale per la fragilità del sistema economico-finanziario si contrappone nei confronti dei democratici, dopo il fallimento delle società in cui il 90 % degli albanesi aveva affidato i loro risparmi. Il Sud, in mano di bande di ribelli, diventa incontrollabile e riprende l'esodo degli albanesi verso l'Italia. Nel giugno 1997, tra accuse di broglio e incidenti vari, si concludono le nuove elezioni con la vittoria netta dei socialisti. La sconfitta dei democratici provoca le dimissioni di Berisha. Il nuovo presidente, eletto dal parlamento, è Rexhep Mejdani, docente universitario e segretario generale del Partito Socialista.