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Gatto
nero, gatto bianco
Titolo
originale: Crna mack, beli macor
Ambientata, come Il tempo dei gitani (1989) ma senza la sua
dimensione drammatica, tra gli zingari slavi, "il solo
popolo che non cambia mai e che sfiora quella che noi chiamiamo
civiltà senza lasciarsene contaminare" (E. Kusturica).
Finanziato da un pool di reti televisive europee (Italia esclusa),
parlato in dialetti gitani, girato in Slovenia e sulle rive
del Danubio in Serbia, scritto con Gordan Mihic, il 6? film
di Kusturica (Sarajevo, 1954)" è un fantastico
affresco contraddittorio e onnicomprensivo, travolgente di
vitalità, di divertimento, d'intelligenza e d'allegria"
(Lietta Tornabuoni).Rimane il sospetto dell'accademismo, sia
pure di alta classe, e l'ombra di un'adesione troppo compiaciuta
agli stereotipi. Leone d'argento per la regia a Venezia 1998.
All'origine c'è un documentario su un gruppo musicale
gitano, i Muzika Akrobatica, prodotto da una rete tedesca.
Poi, però, le cose si complicano. Kusturica, durante
i sopralluoghi, viene a conoscenza di un numero imprecisato
di vicende strampalate e interessanti, come quella del nonno
morto poco prima di un matrimonio, conservato sotto ghiaccio
dai parenti per non rinviare la cerimonia, e legge "I
racconti di Odessa" di Babel, in particolare "Il
Re", rimanendo colpito dalla sensibilità dello
scrittore per i criminali con un punto debole (...) Kusturica
ha dovuto aspettare l'opera sesta per abbandonarsi senza ritegno
al piacere della comicità. Gatto nero gatto bianco
è infatti il suo film più affettuoso e solare,
divertito e sereno, una comprensibile boccata d'aria dopo
il travaglio di Underground e i suoi sgradevoli postumi. Schematizzando,
si potrebbe dire che esso rappresenta una variazione sul tema
di Il tempo dei gitani, senza contaminazioni epiche e melodrammatiche
e, soprattutto, senza un background sociale, che è
possibile intravedere solo in filigrana. Niente più
peregrinazioni attraverso la frontiera, dunque, con bambini
comprati per "caritare", ragazze destinate a prostituirsi
e giovani avviati al furto, niente più strazianti addii,
sorelle ospedalizzate, amicizie e amori traditi. Il popolo
Rom è ancora lì, con la sua primigenia irriducibilità
a qualsiasi gabbia collettiva, un tratto aristocratico che
non lo abbandona anche quando delinque o mendica, una resistenza
alle sollecitazioni del denaro e del consumismo che balza
agli occhi pur in presenza dell'accumulazione - delle banconote
e degli oggetti.
Ma, per una volta, l'occhio del regista sembra concentrarsi
sul meraviglioso libro delle caricature che esso propone,
in una ricognizione ammiccante e comprensiva, in qualche modo
ariostesca, che non esclude il rimpianto nostalgico e si traduce,
appunto, in una sorta di realismo magico. (Paolo Vecchi, in
"Cineforum", 379, novembre 1998) Trovare le parole.
Il problema è quello, se non si vuole cadere nello
sproloquio retorico che ha accompagnato Gatto Nero, Gatto
Bianco: sin da Venezia, l'etichetta prediletta dalla critica
per il sesto lungometraggio di Kusturica era "un film
minore, un'opera di puro divertimento". Mettiamo pure
che Gatto Nero, Gatto Bianco sia solo svago, "A Emir
Kusturica Joint", come Spike Lee amava definire i propri
film. Restano però due o tre cose da chiarire:
A dire della critica rilassato e con il solo scopo dichiarato
di divertire, Kusturica filma comunque meglio del novanta
per cento dei registi in attività. Ha tanto gusto per
le invenzioni (quelle fini a se stesse, quelle che facevano
impazzire Hitchcock e Truffaut, quelle da regista puro) da
riempire il film di trovate che sarebbero servite per tre
o quattro lungometraggi diversi. Ha un senso del racconto
che si fonda tutto sull'uso delle luci e dei colori, sui movimenti
di macchina e sull'isteria degli attori, sulla musica e su
un ritmo sincopato ed allucinante. Per questo motivo non ha
senso raccontare la storia di liti tra zingari, matrimoni
forzati, frodi, amore, morte ed altre sciocchezze da cui parte
Gatto Nero, Gatto Bianco. Kusturica non illustra delle storie
(non è James Ivory). Kusturica fa cinema. Come dice
David Lynch: "Se lo puoi raccontare a parole, perché
dovresti farci un film?". Kusturica non lo puoi raccontare
a parole.
Kusturica è dannatamente furbo. Sa già che gli
stessi che hanno tacciato un film anarchico e disperato come
Underground di essere filoserbo si limiteranno a definire
Gatto Nero, Gatto Bianco una pausa di creatività. Così,
ne approfitta per alzare la posta della scommessa e, già
che c'è, cambiare squadra.
Quasi per intero: nuovo montatore, nuovo musicista e soprattutto,
per la prima volta, nuovo direttore della fotografia. Il suo
occhio destro Vilko Filac è dunque rimpiazzato da Thierry
Arbogast, quello di Il Quinto Elemento. Non è una questione
di amore per la tecnica. E' una questione d'azzardo. Con Arbogast,
Kusturica tenta qualcosa di nuovo. Prova a coniugare la fotografia
più naturalistica di Ti ricordi di Dolly Bell? e Papà
è in viaggio d'affari, i suoi primi due film, con i
costumi variopinti, le scenografie deliranti, i colori accesi
di Il tempo dei gitani, Arizona Dream e Underground. Il risultato
è qualcosa come: De Sica filma un quadro di Chagall
in movimento. Ossia: creo un universo delirante e favolistico
e lo riprendo come se esistesse davvero, come se davvero,
sotto la luce chiara riflessa dal Danubio, i maiali mangiassero
le macchine per intero, i topi servissero per farsi vento
ed ogni criminale di guerra avesse cocaina in un crocifisso
al collo e pistole nella cintura. Per questo Gatto Nero, Gatto
Bianco non è un film sugli zingari. E' un film che
parla di tradimenti ed illusioni, soprusi ed oppressioni,
violenze ed amore, dell'eterna maledizione dell'uomo. Kusturica
lo riprende usando una fotografia più naturalistica,
meno stilizzata del solito, perché pensa che questa
favola sia terribilmente vera. Il che ci porta direttamente
al punto
Hanno scritto che il film non racconta nulla, che è
solo una commediola di scarso spessore contenutistico rispetto
alle precedenti opere del serbo bosniaco, sempre innervate
di riferimenti storici e politici. Il problema è che
Gatto Nero, Gatto Bianco è esattamente l'altro lato
della banconota Underground.
Se la alzate verso una luce, vedete che i motivi in filigrana
sono gli stessi, medesime le ossessioni e le ferite. Un po'
come accade, paradossalmente, per le due produzioni spielberghiane
Small Soldiers e Salvate Il Soldato Ryan (anzi, l'opposto,
nel senso che Small Soldiers, complice Joe Dante, è
il versante "profondo", intelligente, del retorico
e patriottico-militarista Ryan). Insomma, l'universo di cui
si parla in Gatto Nero, Gatto Bianco ed in Underground è
lo stesso: un mondo popolato da sfruttatori e truffatori,
vittime e criminali di guerra, in cui l'unico modo per restare
puri è l'ingenuità e le uniche possibilità
di sopravvivenza sono nella rakjia, nella musica e nel sesso.
Anche qui, come in tutti i film precedenti, Kusturica è
dalla parte dei perdenti, degli outsiders, degli innocenti.
Gatto Nero, Gatto Bianco è una scorribanda sull'eterna
lotta per il denaro e la sopravvivenza: grottesca come "Alan
Ford", fumetto cui Kusturica deve molto e che, non a
caso, ha perennemente piazzato tra le mani di uno degli scagnozzi
del film; vitale come la scena d'amore nel campo di girasoli,
di gran lunga la più bella vista sullo schermo da La
doppia vita di Veronica di Kieslowski in poi; disperato come
una nazione dilaniata dalle peggiori truffe; delirante come
una banda di zingari che suona appesa ad un albero, divertente
come tutto ciò che ci consente di vivere nell'inferno
e, pur sapendolo, di riderne.
Ed è inutile continuare l'elenco. Come per Kubrick,
per Lynch, per Kiarostami, per Kaurismaki, per Amelio, per
Cronenberg, per Egoyan, per Wong Kar-Wai, per Von Trier, le
parole non bastano - e questo è tutto.
Approfondimenti
1998 reVision, Fabrizio Bozzetti
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| Regia: |
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| Soggetto: |
Gordan
Mihic, Emir Kusturica |
| Sceneggiatura: |
Gordan
Mihic, Emir Kusturica |
| Dialoghi: |
dialoghi |
| Fotografia: |
Thierry
Arbogast, Michel Amathieu |
| Montaggio: |
Scetolic
Mica Zajc |
| Interpreti: |
Florijan
Ajdini, Branka Katic, Bajram Severdzan, Sabri Sulejmani, Zabit
Memedov, Srdan Todorovic, Ljubica Adzovic, Jasar Destani,
Adnan Bekir, Salija Ibraimova, Stojan Sotirov, Predrag Pepi
Lakovic, Predrag Miki Manojlovic |
| Musica: |
D.
Nele Karajilic, Vajislav Aralica, Dejo Sparavalo |
| Produzione: |
Karl
Baumgartner per Ciby 2000 (Parigi)/Pandora Film (Francoforte)/Komuna
(Belgrado) |
| Origine: |
Jugoslavia
- Francia - Germania |
| Anno: |
1998 |
| Durata: |
130
min. |
| Altro: |
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| Il
regista e il film |
| Emir
Kusturica
L’autore: il genio dietro la
macchina da presa.
Emir Kusturica è nato a Sarajevo, Bosnia-Erzegovina,
il 24 novembre 1954, e ha studiato alla FAMU, l’accademia
del cinema di Praga. Mentre stava ancora frequentando l’università
ceca, Kusturica ha realizzato alcuni cortometraggi, e al suo
ritorno in Jugoslavia ha lavorato come regista di show televisivi.
Nel 1981, Emir Kusturica dirige il suo primo lungometraggio,
Ti ricordi di Dolly Bell?, e vince subito
il Leone d’oro al Festival del cinema di Venezia. Il
secondo film, Papà è in viaggio d’affari
(1985), vince la Palma d’oro al Festival di Cannes,
e il terzo, Il tempo dei gitani (1989), il
premio per la regia, sempre a Cannes. Intanto Kusturica suona
il basso nella band "Zabranjeno Pusenje", e insegna
cinematografia all’Accademia di Arti Sceniche di Sarajevo.
Il regista bosniaco comincia ad essere conosciuto anche in
USA, e dopo essere stato invitato ad insegnare cinema alla
Columbia University di New York, Kusturica gira il suo primo
film americano, Arizona Dream (1993), con
Johnny Depp, Faye Dunaway, Jerry Lewis, Lili Taylor e Vincent
Gallo. E i riconoscimenti arrivano anche questa volta: un
Orso d’argento e il Premio Speciale della Giuria al
Festival di Berlino. Nel 1995 Emir Kusturica realizza Underground,
che è presentato a Cannes, dove vince la Palma d’oro,
sotto i colori della Comunità Europea. Il film e la
musica di Goran Bregovic non possono che conquistare, ma il
regista è accusato, in Francia come in Bosnia, di avere
dato una visione filo-serba del conflitto bosniaco e di avere
tradito le proprie origini (Kusturica è nato in Bosnia,
anche se da padre serbo). In Russia, quasi a dimostrare quanto
sia difficile interpretare in questa chiave un film come Underground,
Kusturica è accusato di essere filo-bosniaco. In seguito
a questi attacchi, il regista dichiara di non volere più
fare cinema, ma poi cambia idea e nel 1998 realizza Gatto
nero, gatto bianco, Leone d’argento a Venezia,
seguito due anni dopo da The White Hotel
(2000). In Jugoslavia, Emir Kusturica è molto famoso
anche per i suoi attacchi ai movimenti della destra ultranazionalista
serba. Nel 1993, il cineasta ha sfidato Vojislav Seselj a
un duello che avrebbe dovuto svolgersi a mezzogiorno nel centro
di Belgrado, ma il leader ultranazionalista ha rifiutato di
battersi affermando di “non volere essere accusato dell’omicidio
di un artista”. Due anni dopo, durante il Festival Internazionale
del Cinema di Belgrado, Kusturica si è presentato alla
porta di Nebojsa Pajkic, capo della nuova destra serba, ma
la moglie di Pajkic ha ripetutamente colpito il regista con
una piccola borsa. La borsa era un regalo del leader serbo-bosniaco
Radovan Karadzic.
Massimo Nepoti
Emir
Kusturica ha condotto a Bari “Film Stage 99” –
Incontri Internazionali di Cinema curati dalla coop. GET e
dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Bari. Il
Centro Multimediale dell’ITC Romanazzi ha curato il
sito WEB che è ospitato su www.itcromanazzi.it
Filmografia
essenziale
Ecco
i sei titoli che hanno fatto di Emir Kusturica un cineasta
di culto:
- Ti
ricordi di Dolly Bell, 1981 (Leone d'oro a Venezia)
- Papà... è in viaggio d'affari,
1985 (Palma d'oro a Cannes)
- Il tempo dei gitani, 1989 (Premio speciale
per la regia a Cannes)
- Arizona Dream, 1992 (Orso d'argento a Berlino)
- Underground, 1995 (Palma d'oro a Cannes)
- Gatto nero, gatto bianco, 1998 (Leone d'argento
a Venezia)
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