Titolo
originale: Dom za vesanje
Figlio naturale di un soldato e di una zingara, il giovane
Penhan (D. Dujmovic) è costretto a seguire il capo
in Italia, a rubare e trafficare in bambini, nani, infermi.
Perde l'innocenza, le illusioni, la vita. Si vendicherà
del torto subìto. Una gran bella prima parte, ricca
di quelle notazioni lirico-magiche in cui Kusturica è
maestro, scandita dai ritmi della natura e delle stagioni
e curiosamente intrecciata con quella degli animali, e basata
su riti, magie e feste gitane.
Opera n. 3 di E. Kusturica, scritta con Gordan Mihic, è
un film d'amore, di avventure e un romanzo di formazione che
nell'edizione originale, destinata alla TV, durava 5 ore.
La sua tumultuosa vicenda procede per accumulazione su un
arco di quindici anni attraverso peripezie ora buffe, ora
sanguinose in altalena tra tenerezza e ignominia. Il regista
s'è immerso nel mondo e nelle cultura dei Rom con passione
senza benevolenza, con una partecipazione che non esclude
la lucidità, con una simpatia che non diventa idealizzazione.
Sconnesso, ridondante, visionario. L'organizzazione del materiale
è discutibile, ma le invenzioni strepitose abbondano.
Mai vista al cinema una Milano così onirica e stralunata.
(Paolo Mereghetti, Dizionario dei film 1996, cit.)
Più libero rispetto al passato da precise articolazioni
storico-narrative (e ideologiche), in questa opera Kusturica
crea uno stile fluviale di racconto in cui la corrente irregolare
accelera o decelera a piacere, fra calme instabili e vortici
improvvisi. La struttura narrativa è particolarmente
indisciplinata nella prima parte, mentre nella seconda il
"tutto scorre" diegetico delle prime scene converge
più tradizionalmente verso l'odissea solitaria del
protagonista.
(Giorgio Bertellini, Emir Kusturica, cit.)
http://www.cineforum.bz.it - notizie ricavate
dalla rete ed estratte dal dizionario del cinema Morandini
2002
Approfondimenti
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Emir Kusturica
Emir
Kusturica nasce a Sarajevo nel 1954. Dopo essersi diplomato
al liceo, rinuncia ad una carriera agonistica di calciatore
per recarsi a Praga. Qui si iscrive all’Accademia Cinematografica
di Milos Forman (“QUALCUNO VOLO’ SOPRA IL NIDO
DEL CUCULO”, “AMADEUS”) e gira un cortometraggio,
“GUERNICA” del 1977. Il film è in 35 mm,
fotografato in bianco e nero e della durata di 25 minuti.
Nel 1978 viene presentato al Festival di Karlovy-Vary in Cecoslovacchia,
dove la giuria gli aggiudica il primo premio. Nello stesso
periodo torna in Jugoslavia con il diploma di regista e viene
subito ingaggiato dalla TV. Lo stesso anno gira in betacam
il film televisivo “NOVJESTE DOLAZE (ARRIVANO LE SPOSE)”.
Nel
1980 esce “BIFE TITANIC (BAR TITANIC)” girato
anche esso in betacam per la TV. Il film vince il primo premio
per la miglior regia al Festival della TV Jugoslava a Portoroz.
Ma il successo e l’effettiva entrata nel mondo del cinema
avviene con i due film “TI RICORDI DI DOLLY BELL?”
girato in 35 mm nel 1981 e “PAPA’ E’ IN
VIAGGIO D’AFFARI” del 1985. Il primo vince il
Leone D’Oro per la miglior opera prima a Venezia, mentre
il secondo la Palma D’Oro e il Premio Della Critica
al Festival di Cannes. Grazie alla sua amicizia con Milos
Forman, Emir Kusturica si aggiudica l’apporto di grossi
capitali americani sia per i due film precedenti che per “IL
TEMPO DEI GITANI” girato in betacam nel 1989.
Lo
stesso anno, “IL TEMPO DEI GITANI”, vince il Premio
Speciale Della Giuria per la miglior regia al Festival di
Cannes. Il film racconta le vicende di Perhan, uno zingaro
figlio di un soldato e di una gitana, il quale vive con sua
nonna e sua sorellina paralitica. Rifiutato dai genitori della
ragazza che ama e spinto dalla volontà di far guarire
sua sorella, Perhan parte per l’Italia con un uomo del
villaggio, il quale gli promette lavoro e la possibilità
di guadagnare parecchi soldi. Durante il viaggio il tizio
farà diverse fermate, caricando con loro diversi gitani,
personaggi più o meno bizzarri e misteriosi.
A
Milano giungerà una vera e propria banda di zingari,
e Perhan, oltre ad accorgersi di avere poteri telecinetici,
si accorge piano piano che l’uomo è il boss di
una banda di criminali, zingari che col furto e le truffe
gli assicurano forti guadagni. L’ingenuo Perhan verrà
costretto a rubare, truffare, fino a trafficare bambini e
a commettere omicidi, diventando un boss egli stesso. Si vendicherà
dei torti subiti dal boss, uccidendolo e, da ragazzo ingenuo
quale era, diventerà un uomo. Il film si snoda tra
uno stile documentaristico e ultra realistico, fino a giungere
al lirismo più sfrenato, dalla farsa al melodramma,
dal surrealismo poetico alla violenza più cruda. Ne
esce un film visionario, fantasmagorico, eppure così
realistico e così vicino al popolo degli zingari, nelle
descrizioni dei loro riti e della loro magia.
All’inizio
del film una leggenda gitana dice che Dio si è dato
alla fuga quando ha incontrato gli zingari, al contrario di
Kusturica che se ne è perdutamente innamorato. Tanto
che per girare “IL TEMPO DEI GITANI” usa qualcosa
come 120.000 metri di nastro, scrittura per il cast una valanga
di veri Rom analfabeti e ultra-agitati, si iscrive ad una
squadra di calcio composta tutta da zingari in un quartiere
di Skopie dove ne vivono oltre 50.000. Tutto questo per avvicinarsi
delicatamente all’universo dei gitani, il popolo che
“quando non fa festa è come se non esistesse”,
ai loro costumi, alle loro leggi, alla loro miserabile poesia,
presentandoci un film gigantesco, un racconto torrenziale
di una bellezza convulsiva, scandito dal ritmo delle stagioni,
una bellezza che sembra sposarsi perfettamente con la visione
del mondo del popolo gitano (questa visione verrà ripresa
in toni molto più allegri e meno melodrammatici nel
film “GATTO NERO GATTO BIANCO” del 1998).
La
versione cinematografica de “IL TEMPO DEI GITANI”
dura circa 135 minuti ed è stata trasferita su pellicola
proiettabile. La versione originaria in betacam, quella concepita
per la TV e divisa in cinque puntate, dura praticamente 5
ore, e nella sua totale integrità questo film offre
ancora più emozioni e tante sequenze in più,
tagliate ovviamente per ragioni commerciali. La carriera pluripremiata
di Emir Kusturica continua con “ARIZONA DREAM”
(Orso D’Argento e Premio Speciale della Giuria a Berlino
nel ’93), “UNDERGROUND” (Palma D’Oro
a Cannes e Premio Federico Fellini a Rimini nel ’95),
“GATTO NERO GATTO BIANCO” (Leone D’Argento
a Venezia nel ’98). Tutti film dai toni visionari e
assurdi, ricchi di finezze e di humor, che Kusturica stesso
definisce come i figli dei due film che lo hanno fatto avvicinare
al mondo del cinema: “SENSO” di Luchino Visconti
e “LA STRADA” di Federico Fellini.
Da
segnalare la collaborazione ai suoi film del grande musicista
Goran Bregovic, abile compositore di colonne sonore slavo-gitane-rock
dal ritmo travolgente e sfrenato (una per tutte quella di
“UNDERGROUND”). Alcune curiosità: “ARIZONA
DREAM” è stato girato da Kusturica durante la
guerra, quando è fuggito dalla Jugoslavia in America;
“UNDERGROUND” ha suscitato un vespaio di polemiche
in Jugoslavia: Emir Kusturica è figlio di un serbo
e di una bosniaca ed è nato a Sarajevo in Bosnia, ma
aveva scelto di vivere a Belgrado, in Serbia. Dopo che il
film vinse a Cannes, i bosniaci lo accusarono di aver tradito
le proprie origini e di aver dato voce alla mitologia espansionistica
serba. Il “Fellini dei Balcani” ha risposto andandosene
per sempre dalla Jugoslavia. Oggi vive in Francia, “l’unico
paese che ama veramente il cinema” a detta dello stesso
Kusturica, uno dei più geniali registi dell’ultima
generazione.
Emir
Kusturica ha condotto a Bari “Film Stage 99” –
Incontri Internazionali di Cinema curati dalla coop. GET e
dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Bari. Il
Centro Multimediale dell’ITC Romanazzi ha curato il
sito WEB che è ospitato su www.itcromanazzi.it
Filmografia essenziale
Ecco
i sei titoli che hanno fatto di Emir Kusturica un cineasta
di culto:
-
Ti ricordi di Dolly Bell, 1981 (Leone d'oro
a Venezia)
- Papà... è in viaggio d'affari,
1985 (Palma d'oro a Cannes)
- Il tempo dei gitani, 1989 (Premio speciale
per la regia a Cannes)
- Arizona Dream, 1992 (Orso d'argento a Berlino)
- Underground, 1995 (Palma d'oro a Cannes)
- Gatto nero, gatto bianco, 1998 (Leone d'argento
a Venezia)
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