Puglia:
   Crocevia di popoli e culture



 
  



  
 
  
  
  

 

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INDONESIA bandiera
Cartina Indonesia
Capitale:
Jakarta (8.620.000 ab.)
Superficie:
1.904.805 Km²
Popolazione:
227.553.000 (stime 2001)
Densità:
119 ab/Km²
Lingua:
Bahasa Indonesia (ufficiale), Giavanese, Inglese
Religione:
Musulmana 88%
Gruppi etnici :
Malesi 90%, aborigeni 3%, Cinesi 2%
Moneta:
Rupia indonesiana
Forma di Governo:
Repubblica presidenziale
Clima:
Equatoriale
Monti principali:
Puncak Jaya 5030 m
Fiumi principali:
Kapuas 1150 Km, Barito 900 Km, Mahakam 770 Km
Laghi principali:
Danau Toba 1264 Km², Danau Towuti 430 Km²
Isole principali:
Borneo 539.460 Km² (parte indonesiana, totale 736.000 Km²), Sumatra 420.306 Km², Nuova Guinea 412.781 Km² (parte indonesiana, totale 785.000 Km²), Celebes 172.000 Km², Giava 125.900 Km², Halmahera 17.998 Km², Ceram 17.150 Km², Timor 15.850 Km² (parte indonesiana, totale 30.724 Km²), Flores 14.268 Km², Sumbawa 13.280 Km², Bangka 11.940 Km², Sumba 11.082 Km², Dolak 11.000 Km², Buru 9710 Km²
Paesi confinanti:
Malaysia a NORD, Timor Est e Papua Nuova Guinea ad EST
Principali città:
Surabaya 2.255.000 ab., Bandung 1.895.000 ab., Medan 1.800.000 ab., Semarang 1.400.000 ab., Ujung Pandang 950.000 ab., Palembang 900.000 ab.
 
 
 
 
Indonesia e indipendenza
L’aggressione nipponica del 1941 coinvolse l’intera Asia sud-orientale nel Secondo Conflitto Mondiale, e costituì un duro colpo al prestigio delle Potenze Coloniali Europee, alcune delle quali a loro volta erano state sconfitte e occupate dalla Germania nazista (Olanda e Francia). All’inizio i Giapponesi furono accolti come liberatori; ben presto, però, rivelarono un volto colonialista ancora più spietato di quello degli europei. Dopo Pearl Harbour e l’entrata in guerra degli Stati Uniti (dicembre 1941), la furia della guerra si abbatté su tutta l’Asia senza risparmiare belligeranti e non. Furono anni di guerra e fame; si crearono illusioni ed aspettative che ben presto infrante avrebbero implicato inevitabilmente l’esasperazione dei movimenti nazionalisti tradizionali e la nascita di nuove forze politiche, strettamente legate al comunismo sovietico o cinese. In alcuni paesi si organizzarono violente guerriglie anti-giapponesi; in altri, invece, si preferì la collaborazione con l’occupante nipponico in funzione anti-europea. In ogni caso, questo periodo confuso e brutale avrebbe segnato irrimediabilmente la storia di tutta l’area: cessata la guerra, infatti, le “forze di resistenza” e le “forze di collaborazione” si sarebbero unite contro il ritorno coloniale europeo, portando alla nascita di nuovi stati nazionali indipendenti.
Queste “liberazioni”, però, non furono un toccasana. I nuovi stati indipendenti ricevettero infatti una pesante eredità in termini di miseria, violenza, lotte etniche, rivolta contro il fantasma delle Potenze Occidentali colonizzatrici e imperialiste. Appoggiati prima dall’URSS e poi dalla Cina, non riusciranno ad esprimere formule alternative o validi programmi di sviluppo socio-economico. In tutto il Sud-Est asiatico l’Indonesia costituisce ancora oggi l’esempio più eloquente di questa decolonizzazione drammatica e incompiuta.

L'Indonesia si estende per ben 45 gradi di longitudine e 16 di latitudine. E' un arcipelago vasto non solo in termini geografici, ma anche come insieme variegato di popoli, di culture e di religioni tra loro assai dissimili, che spaziano dall'induismo al cristianesimo, dall'islam all'animismo. Nonostante ciò, vi è un notevole senso di unità nazionale e i conflitti sono meno presenti che altrove, grazie forse all'estensione del paese, oppure per il modo in cui la Pancasila è diffusa tra la gente. Sono i cinque principi fondamentali dell'unità nazionale esposti per primo da Sukarno nel 1945 e consistono nella fede in un dio, nell'appartenenza all'umanità, nel nazionalismo, nel governo rappresentativo ed infine nella giustizia sociale. Da quanto si vede, pare che la convivenza e la tolleranza siano principi ben accetti da popoli con fedi così diverse, nonostante la cappa militaresca che inquadra la popolazione. La vita sembra scorrere in maniera naturale, senza troppi scossoni o sussulti visibili. L'Indonesia è un paese giovane, abitato da oltre 180 milioni di persone e in continua crescita. Nell'area estremo orientale è certamente uno dei paesi più avanzati sia dal lato economico sia per essere dotato di una parvenza di democrazia. A parte il petrolio l'economia è fondata sul turismo e sull'agricoltura, che si basa essenzialmente sulla coltivazione del riso (principale alimento nazionale), del caffè, del cacao e delle spezie in genere (cannella, noce moscata, chiodi di garofano), coltivate sin dal tempo della dominazione olandese in isole come le Molucche o Sulawesi.
Comprendere l'Indonesia visitando tre sole isole, sia pure importanti come Java, Sulawesi e Bali, le uniche che sono riuscito ad ammirare in questo viaggio, è come dire di capire gli Stati Uniti d'America visitando tre soli stati. Questi sono luoghi che devono essere visitati estensivamente, avendo molti mesi di tempo a disposizione. Navigare tra le isole della Sonda, e possibilmente ritornarci più di una volta, è forse il sistema più diretto per conoscere questo continente d'isole e d'acqua. Ho incontrato persone che viaggiavano a questo modo, l'unico che consenta d'apprezzare la vastità e la varietà dell'arcipelago, composto da oltre 13000 isole di cui almeno 6000 abitate.