Storia
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I MESSAPI

IV Parte

L'attuale Nociglia è stata fondata da popolazioni messapiche rifugiatesi nel vicino bosco Belvedere per sfuggire ai Romani. La frazione di Poggiardo, Vaste, sul luogo dell'antica Bastae, è stata centro messapico.
Nella zona di Santa Cesarea Terme c'è il Cisternale, un monumento sotterraneo scavato nella roccia (m 13 x 4) e coperto da grandi lastroni appoggiati sulle pareti e su un architrave sistemato su quattro colonne. Potrebbe essere stato un enorme ipogeo (messapico?), successivamente utilizzato per la raccolta d'acqua: le pareti, infatti, sono intonacate.
Ortelle è stata l'estrema propaggine messapica della città di Bastae, come attesterebbero alcune tombe rinvenute nella zona ovest dell'abitato.

Diso fu fondata probabilmente in epoca messapica, col nome di Dizos "città fortificata", così come Leuca, citata dallo storico e geografo greco Strabone (63 a.C. - 24 d.C.).
Patù, invece, è stata il "granaio" dell'antica metropoli di Vereto. Un gruppo di superstiti dell'antica città messapica di Vereto, distrutta nell'877 dai Saraceni, fondarono Morciano di Leuca. Nelle vicinanze sarebbe esistito un insediamento messapico Vetrum (diverso da Veretum). Sul territorio di Presicce sorge la Specchia di Pozzo Mauro, una delle più grandi del Salento, alta circa 7 metri.
Notevole centro messapico fu Ugento, che conserva importanti testimonianze archeologiche. Ricco di testimonianze messapiche è anche il territorio di Alliste. Di probabili origini messapiche Parabita con il nome di Baurota. Siti archeologici della zona sono le capanne preistoriche nelle grotte delle Veneri e del Cirlicì, e i ruderi della vecchia Bavota (o Baurota).
Altro grosso centro messapico è Alezio, con le sue famose epigrafi (conservate nel locale Museo): su di esse si basano le prime elaborazioni per la comprensione dell'alfabeto messapico. Fondate dai Messapi anche Gallipoli, con il probabile nome di Anxa, e Nardò.

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NOCIGLIA

Da fonti storiche si comprende che nel III secolo a.C., quando il popolo romano si indirizzò verso l'antica Messapia invadendo e distruggendo i villaggi incontrati, la gente del posto si rifugiò nel vicino bosco Belvedere per sfuggire al nemico romano. Quando il pericolo terminò alcune popolazioni uscirono dal bosco per ritornare nei loro paesi abbandonati; altri invece decisero di rimanere su questo vasto altopiano apprezzando le caratteristiche territoriali del luogo che consentiva il pascolo degli animali, la caccia e al raccolta dei frutti.
Proprio queste genti furono i veri fondatori dell'attuale Nociglia, dando vita ad un centro operoso su di una specchia chiamata "Motta".

POGGIARDO
La vicina frazione di Vaste, sul luogo dell'antica Bastae, fu centro messapico, ricordato da Plinio e Tolomeo, distrutto, nel 1147, da Guglielmo il Malo.

Il sito archeologico è famosissimo fra gli archeologi e costituisce uno degli insediamenti umani più antichi, fra quelli conosciuti: resti di mura e una vasta necropoli messapica - peraltro già nota a Sant'Agostino -, oltre a numerosi reperti, dall'età del Ferro (IX - VII secolo avanti Cristo) fino alla ceramica invetriata del XIV secolo. Esistono anche testimonianze di epoca romana, monete della zecca di Taranto e di Eraclea, cippi rituali, bacili etruschi e vasi greci. Nel 1996 è stato inaugurato un Museo archeologico.
l massimo sviluppo del centro si ebbe nel IV secolo a.C.
Fu munita di un'imponente cinta muraria e raggiunse un'estensione urbana di circa 700mila metri quadri.

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PATU'
In epoca messapica Patù era il granaio della vicina importante metropoli di Vereto - che fu anche municipio romano -. Con la distruzione di Vereto, nell'877, per opera dei Saraceni dell'Emiro Aba al Calmo, i superstiti si attestarono attorno al vecchio "granarium", dando vita ad un nuovo abitato che chiamarono Pato. A Serra di Vereto e porto di San Gregorio si trovano i resti dell'antica città messapica di Veretum.

Sono evidenti testimonianze messapiche nell'impianto urbanistico con le zone destinate alla sepoltura, e le protezioni fortificate del porto di San Gregorio, che conserva anche una scala messapica intagliata nella roccia per la discesa in mare. La Centopietre Il tempietto megalitico rettangolare detto Centopietre è composto da cento grossi blocchi tufacei squadrati; è lungo 7,75 m, largo 5,50, alto 2,20. La copertura è a due spioventi, con due ingressi, a sud ed ad est. L'interno è diviso in due navate disuguali da colonne e pilastri che sorreggono un'architrave con metope e triglifi (decorazioni della trabeazione costituite da tre scalmanature verticali detti glifi), su cui poggiano i 26 lastroni di pietra della copertura.
Sempre all'interno, sulla parete occidentale, ci sono tracce di affreschi bizantini.
L'origine e lo scopo della Centopietre sono tuttora incerti. Alcuni studiosi fanno risalire la costruzione al periodo preistorico: una sorta di dolmen evoluto, dedicato al dio sole, innalzato dai primitivi Japigi fusi con i Cretesi; per altri è una tomba cristiana del IX secolo realizzata con monoliti provenienti dalle rovine della messapica Vereto.
I sostenitori di questa seconda ipotesi corredano la supposizione con la documentazione storica relativa alla battaglia fra cristiani e Saraceni dell'877. Nel corso del IX secolo giunsero truppe francesi in soccorso di Vereto, attaccata dai Saraceni che miravano ad espandersi dal Capo di Leuca all'intera penisola salentina; si creò un'alleanza tra il Veneziano Teofilo, il Duca di Benevento, il Macedone Basilio e Re Carlo di Francia per debellare definitivamente i Saraceni.
L'armata giunse via mare a Gallipoli ed intercettò i nemici tra Leuca e Vereto in una zona chiamata Camporè. Alla vigilia dello scontro le truppe alleate inviarono il cavaliere Germiniano come ambasciatore per trattare la resa, con il risultato che questi fu imprigionato e trucidato, scatenando la dura reazione dei cristiani. Lo scontro avvenne il 24 giugno 877 e fu terribile. I cristiani vinsero, recuperarono il corpo dell'ambasciatore e lo seppellirono in un sepolcro costruito con cento pietre tufacee squadrate e combaciate a secco.
Successivamente, tra il XIII ed il XIV secolo, nel sepolcro fu aperto un ingresso, e fu trasformato in luogo cristiano di preghiera e di meditazione. A questo periodo apparterrebbero gli affreschi.

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UGENTO
Situata in una zona abitata sin dalla preistoria, Ausentum fu abitata dagli Ausoni (il suo mare era denominato Ausonio) e fu notevole centro dei Messapi, che provvidero a fortificare il porto (l'attuale marina di San Giovanni) e la città, assegnandole il ruolo di una sorta di città-stato con un proprio esercito e una propria zecca.

Dopo essersi alleata con Cartagine e aver subito il tracollo di Annibale, nell'82 a.C., divenne municipio romano (Uxentum), importante per la sua posizione sulla Via Traiana e per la presenza di un attivo porto. Nel medioevo fu capoluogo di contea e sede vescovile.
Testimonianze del Neolitico e resti delle antiche mura messapiche, e delle protezioni - anch'esse messapiche - al porto di Torre San Giovanni.
Il perimetro murario (largo da 5 a 7 metri) risulta di circa 5 chilometri, con una decina di ingressi, e circonda un'area di circa 1,5 milioni di metri quadri. Esiste un gigantesco menhir chiamato "Norman", adagiato sulla spiaggia.
Recentemente è stata scoperta una tomba di probabile epoca neolitica di grandi dimensioni (misura 5 metri di diametro). Resti delle mura sono tuttora visibili nelle località Acquerelli e Porchiano. Nel Museo archeologico comunale ci sono reperti e testimonianze del VI-IV secolo a.C.

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ALLISTE
Sorse nell'Alto Medioevo e fu sicuramente abitata dalle popolazioni scampate ai saccheggi saraceni, ma il suo territorio è ricco di testimonianze messapiche, quali le due specchie esistenti nella serra allistina, e le tombe della località Ninfeo.

Le specchie Sciuppano e Madonna dell'Alto
Nonostante siano state avanzate diverse ipotesi sull'origine e funzione delle specchie, è innegabile la loro funzione strategica di "torri di avvistamento", dato che nel Salento delle Serre erano tutte allineate sulle alture ed ognuna di esse comunicava visivamente con le due adiacenti. Poiché la loro progettazione richiedeva la presenza di un forte potere centralizzato ed urbanizzato, è presumibile che la costruzione delle specchie sia stata opera dei Messapi, che intorno al 1000 a.C. a più riprese giunsero dall'Illiria nella Penisola Salentina.
Sull'area della serra allistina ve ne sono due: la Specchia Sciuppano, ancora in sito, e la Specchia Madonna dell'Alto, che è stata demolita negli anni '60 per far spazio al costruendo ospizio, poi rimasto incompiuto. o. Nel Museo archeologico comunale ci sono reperti e testimonianze del VI-IV secolo a.C.

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Località Ninfeo
Il toponimo identifica un'area di notevole interesse per la presenza di grotticelle alla base della serra, di un menhir, di tombe messapiche, di masserie (M. Canne, M. Terenzano, M. Ninfeo), di un trappeto ipogeo, di acque sorgive e di un fitto canneto.

Il rinvenimento nei pressi delle grotticelle del Ninfeo di un centinaio di schegge, manufatti litici e frammenti di ceramica riferibili a colture del Paleolitico Superiore (circa 14.000 anni fa) e del Neolitico indica come la zona fosse frequentata già in età preistorica.
D'età preistorica è pure il menhir di Terenzano: delle diverse interpretazioni che se ne sono date (monumenti commemorativi di qualche illustre personaggio, indicatori di confini o di luoghi in qualche modo importanti, segnali lungo le rotte commerciali, strumenti astronomici, segnacoli legati al culto di qualche divinità), l'ipotesi più probabile è quella che li vuole dei monumenti religiosi. Non si sa però se i menhir fossero legati al culto del Sole, come accadeva per gli obelischi egiziani, oppure a quello fallico di una qualche divinità campestre.

Il primo insediamento nella zona risale ad epoca messapica (VI-III secolo a.C. circa) e n'erano testimonianza le tombe andate distrutte durante i lavori di ristrutturazione di Masseria Terenzano (ora "Terenzano Club", nel quale è stato inglobato anche il trappeto ipogeo).
Qui in età romana sorgeva la villa rustica di Terensius, un colono romano, e forse una seconda villa rustica fu costruita da un altro colono, come sembrano testimoniare i resti di edificio rinvenuti nel fondo Palazzo, da cui probabilmente proviene anche il frammento di mosaico conservato, insieme con altri reperti di età romana, nella Masseria Canne.

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ALEZIO

La cittadina sorge sul luogo di Alixias, grosso centro messapico; ma i primi insediamenti risalgono all'età del bronzo.
L'antica "Alixias " era città della confederazione messapica con propria moneta; sono famose le sue epigrafi (conservate nel locale Museo): su di esse si basano le prime elaborazioni per la comprensione dell'alfabeto messapico.
Divenne romana con il nome di Aletium, conservando la sua importanza culturale e commerciale.
Nel Parco archeologico sono presenti tombe risalenti al periodo messapico.

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