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Professione
Reporter
David
Locke è un reporter 37enne, nato in Inghilterra e cresciuto
in America, apprezzato nei suoi curati ed attenti servizi
televisivi perché dotato di uno straordinario spirito
di osservazione come dichiara il suo produttore Martin Knight.
Mentre si trova in uno sperduto e sinistro alberghetto sahariano
scopre casualmente il cadavere di un certo Robertson al quale,
approfittando di certe somiglianze somatiche, si sostituisce.
Entrato in questo gioco per sfuggire dal passato e dal presente
che l’hanno nauseato, seguendo le indicazioni di un
libretto d’appunti dello scomparso (mercante d’armi
schierato dalla parte del Fronte di Liberazione di un nuovo
Paese africano) vaga da Monaco a Ginevra a Barcellona.
Sua moglie, decisa a rintracciare Robertson per saperne di
più sulla scomparsa del marito, ed involontariamente
muove attorno al marito il meccanismo della polizia e delle
indagini collegate. Locke vorrebbe desistere, ma è
stimolato e aiutato da una sconosciuta studentessa che lo
accompagna da Barcellona all’Almeria. Qui, prima che
dalla moglie e dalla polizia, viene raggiunto dai killer del
despota africano decisi ad eliminarlo.
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| Regia: |
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| Soggetto: |
Peter
Wollen |
| Sceneggiatura: |
Mark
Peploe |
| Dialoghi: |
dialoghi |
| Fotografia: |
Otello
Martelli |
| Montaggio: |
Michelangelo
Antonioni, Franco Arcalli |
| Interpreti: |
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| Musica: |
Ivan
Vandor |
| Produzione: |
Carlo
Ponti |
| Origine: |
Italia
- Francia - Spagna |
| Anno: |
1974 |
| Durata: |
125
min. |
| Altro: |
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| Il
regista e il film |
Michelangelo Antonioni
"I film di Antonioni più che puntare sull'azione
puntano a descriverne le conseguenze"; con la
"non azione" si compie l'opera di questo straordinario
film-maker. Nato a Ferrara nel 1912, laureato in economia
e commercio, pittore, critico cinematografico, soggettista
ma anche sceneggiatore, è cineasta ardito, figura
di rilievo della settima arte. Autore di una regia moderna
strutturata filmando i cosiddetti "tempi morti",
gira sequenze e inquadrature che un altro regista avrebbe
tagliato in fase di montaggio. Dunque una cinematografia
complessa, lenta e riflessiva: montaggio essenziale, lunghi
e statici piani sequenza intrisi di ripetuti silenzi, limitati
dialoghi esageratamente intellettualistici se non al limite
del comprensibile.
Ha dichiarato: "...sento il bisogno di essere asciutto,
di dire le cose il meno possibile, di usare i mezzi più
semplici e il minor numero di mezzi". La dilatazione
delle scene è proverbiale: si ha l'impressione che
la macchina inizi a girare prima di quanto dovuto e finisca
molto più tardi del necessario, e alla narrazione
tradizionale viene preferita una casualità degli
accadimenti che si evolve su percorsi poco prevedibili.
Per Tonino Guerra Antonioni è: " sempre
a un metro sopra della realtà". Cinema
ermetico, mai d'intrattenimento, intellettuale, dalle nuove
e moderne soluzioni narrativo-stilistiche e intransigente
sotto tutti i punti di vista, nel quale il punto focale
è l'ambiguità sia sentimentale che etica e
culturale. Il terreno preferito dal maestro Ferrarese, è
il disagio esistenziale della società borghese italiana
del quale opera uno studio approfondito sull'incomunicabilità
e l'alienazione dei protagonisti. Questo "disagio"
viene descritto ricorrendo soprattutto alle immagini, con
la costruzione precisa delle inquadrature, con lo straordinario
rapporto che si instaura tra personaggi e spazio circostante,
al punto che si ha l'impressione che i dialoghi siano superflui.
La decisa e coerente intransigenza di autore "puro"
senza compromessi è entrata in continuo contrasto
con i produttori, che ritengono una pellicola di Antonioni
un rischio commerciale. Non solo! Anche con la censura ha
dovuto spesso fare i conti.
Dunque un cineasta ardito dal nessun compromesso! Quando
pressoché l'intera cinematografia italiana inseguiva
la corrente neorealista, Antonioni (ma anche Fellini, seppur
su terreni diversi) strutturava all'opposto un cinema di
ricerca libero da schemi e tendenze ricorrenti.
Dopo aver collaborato con Marcel Carné e Luchino
Visconti soltanto per ricordarne alcuni, ha firmato una
serie di interessanti cortometraggi di natura neorealista
per poi passare al lungometraggio nel 1950 con "Cronaca
di un amore" con cui si discosta già
profondamente da questa matrice; nella storia: un giallo
dai complessi movimenti di macchina sulla borghesia desolata,
falsa ed egoista. Il seguente film a episodi "I
vinti", una forma d'inchiesta sui disagi della
gioventù europea del dopoguerra, è irriconoscibile
a causa della censura che, addirittura, in Francia lo proibisce.
Dopo "La signora senza camelie"
del 1953, una pregevole indagine sui personaggi femminili
e la loro introspezione, è la volta de "Le amiche".
Tratto dal romanzo di Cesare Pavese "Tre donne sole",
nonostante i continui problemi con la produzione, riceve
il primo riconoscimento internazionale, il Leone d'Argento
alla Mostra di Venezia; ricordiamo a riguardo le sequenze
in esterni girate in una straordinaria Torino. Il seguente
"Il grido", definito dai francesi
come film del "neorealismo interiore", è
Gran Premio al Festival di Locarno.
Nel 1959, tra molteplici disavventure sia logistiche che
produttive, esce "L'avventura",
Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes e primo
successo internazionale. Con questa opera si inaugura la
trilogia ("L'avventura", "La notte"
e "L'eclisse" o la tetralogia se consideriamo
anche "Deserto rosso") dell'esistenziale, dell'incomunicabilità
o dell'esplorazione della vita contemporanea. "La
notte", secondo capitolo della trilogia, è
strabordante di disagi sociali ma anche e soprattutto interiori.
"L'eclisse", del 1962; Premio Speciale
della Giuria al Festival di Cannes, chiude il trittico.
Nel 1964, con "Deserto rosso",
Leone d'Oro alla Mostra di Venezia, Antonioni gira il suo
primo film a colori che si rivela suggestivo e stupefacente
per la spregiudicata ricerca cromatica, completata dalla
pregevole fotografia di Carlo Di Palma. L'opera, a tratti
esageratamente intellettualistica, lenta e poco comprensibile
nel messaggio, si snoda lungo un intenso rapporto tra spazio
e personaggi.
Grazie alla trilogia, nonostante i travagliati problemi
produttivi, Antonioni si consacra tra i dieci registi più
importanti del mondo, cosa che gli permetterà di
firmare un contratto con la Metro Goldwin Mayer per tre
film in inglese: "Blow-up", "Zabriskie Point"
e "Professione reporter". Per "Blow-up",
Palma d'Oro al Festival di Cannes, l'ambiente, gli spazi
visivi, non rappresentano più soltanto un contorno
ma sono elemento significante ed interagente con la storia;
l'ambiguità non è soltanto umana e sentimentale
ma anche e soprattutto sociale; "Blow-up" è
il primo film americano dal successo sia commerciale che
critico. In "Zabriskie Point",
del 1970, ci sono due sequenze passate alla storia: la coppia
che fa l'amore nel deserto con la musica di Jerry Garcia
chitarrista dei Grateful Dead e l'esplosione finale,
girata al rallenti con diciassette macchine, sulla musica
dei Pink Floyd. Il film si è rivelato però
un completo disastro finanziario. L'ultimo lavoro in terra
americana è "Professione: reporter"
definito da Mereghetti il film "tra i più
belli e misteriosi di Antonioni: assolato, vitreo, impareggiabile
nell'usare scenari tanto diversi".
Dopo un'assenza durata sei lunghi anni, torna dietro la
macchina da presa per "Il mistero di Oberwald",
esperimento tecnico girato in video e poi riportato in pellicola
per manipolare il colore. Nell'82 "Identificazione
di una donna"; nello stesso anno ha ricevuto
la Palma d'Oro al Festival di Cannes alla carriera. Nell'94
a ben ottantatrè anni, con alle spalle un decennio
di inattività ed una malattia che dal 1985 lo ha
privato della parola e costretto su di una sedia a rotelle,
ardito più che mai, e con la collaborazione di Wim
Wenders, suo grande estimatore, è tornato alla regia
per il film a episodi "Al di là delle
nuvole". Nel 1995, anno del centenario del
Cinematografo, è stato insignito del Premio Oscar
alla carriera (due anni dopo di Federico Fellini).
È dunque la critica della borghesia, presa come terreno
di riferimento e studio, senza dubbio il tema ricorrente
e preferito della cinematografia di Michelangelo Antonioni,
tutta interiore, capace di narrare in modo straordinario
l'inquietudine umana e sociale. La sua regia raggiunge altissimi
livelli figurativo-stilistici nel rendere il rapporto tra
i personaggi e l'ambiente; un cinema dentro cui si vaga
senza raggiungere mai una meta.
Jack Nicolson
Un
grande attore (la rivista britannica Empire nel '97 l'ha
piazzato al 6º posto tra gli attori del secolo): così
può essere definito John Joseph Nicholson, nato a
Neptune nel New Jersey nel 1937 e in grado di creare dei
personaggi fenomenali con le loro paure e le loro manie.
Viene cresciuto soprattutto dalla nonna Ethel;
la cosa curiosa è che il ragazzo ha sempre saputo
che Ethel era sua madre e che June e Lorraine fossero sue
sorelle, per poi scoprire a 37 anni (a causa di un invadente
giornalista) che Ethel era la nonna e June la madre rimasta
incinta a 16 anni. La sua infanzia rimase comunque serena
finché a 17 anni si trovò a Los Angeles stimolato
dalla zia Lorraine che lo convinse a guadagnarsi da vivere.
Un po' casualmente inizia così la sua carriera cinematografica:
seguendo un amico si iscrive infatti al corso di arte drammatica
di Jeff Corey, ebbe come maestro Martin Landau
e divenne amico di Roger Corman, Harry Dean Stanton, Dennis
Hopper, tutti registi e attori di talento che cercavano
di emergere contro lo strapotere degli Studios. In quegli
anni si sposa con l'attrice Sandra Knight (dalla quale divorzia
molto presto) e inizia a far uso di droghe, soprattutto
marijuana e LSD con la convinzione di sfruttare al massimo
i piaceri della vita.
Il suo primo grande risultato arriva nel 1969 grazie a "Easy
Rider", film manifesto di quegli anni e che
gli permette di ottenere una nomination all'Oscar come miglior
attore non protagonista. A quel punto la sua carriera arriva
ad una svolta e inizia a lavorare con i migliori registi
in circolazione come Rafelson, Antonioni, Kubrick, Polanski,
Forman, Huston e Burton, ricevendo altre 10 nomination all'Oscar
e conquistandolo per tre volte con "Qualcuno
volò sul nido del cuculo", "Voglia
di tenerezza" e il più recente
"Qualcosa è cambiato".
Dopo "La Promessa" con Benicio
Del Toro e sotto la regia di Sean Penn, sarà impegnato
sul set di "About Schmidt" di
Alexander Payne.
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