Storia
   Puglia:
   Crocevia di popoli e culture



  
  
  
  

  
 
  
  
  

 

«         »

 

I ROMANI


Le milizie romane vennero a contatto con il territorio fra il 400 e il 300 avanti Cristo, quando, nel corso delle lotte per la supremazia fra i popoli italici, incontrarono i Dauni e i Lucani. L'obiettivo principale di Roma era il predominio del mare, dove già si delineava la competizione con Cartagine. Probabilmente furono anche chiamati in aiuto dalle aristocrazie locali, che vedevano in Roma una più sicura garanzia di continuità rispetto alla democratica confederazione greca egemonizzata da Taranto.
In Puglia i Romani trovarono, dopo i Dauni, i Peucezi, i Messapi e soprattutto i Greci, capeggiati da Taranto. Chiamate, secondo la storiografia classica, da alcune città daune contro i Sanniti, le legioni romane giunsero nel 326, agli inizi della seconda guerra sannitica, e conquistarono la Daunia, dov'era, fra l'altro la fertile e appetibile piana del Tavoliere.
Alla fine del 300, presa la capitale sannita di Bovianum (nel Molise), la Daunia fu romanizzata: le città entrarono a far parte della lega italica, che, promossa e guidata da Roma, era tenuta a fornire uomini all'esercito romano e a non interferire sulle scelte di politica estera, pur conservando l'autonomia statale interna di ciascuna città federata (foedera aequa= alleanze su piede di parità). La solidità della penetrazione romana fu comunque assicurata dalla deduzione di due colonie latine, a Lucera (Fg) e a Venusia (Venosa - Pz), nonostante l'esitazione del Senato a inviare cittadini romani così lontano dalla madrepatria fra popolazioni ostili.
Si rivelò una scelta strategica, per la conquista della Peucezia (la Puglia centrale) e perché, nella successiva guerra contro TARANTO - per il controllo dello Ionio -, queste città opposero una resistenza molto importante, sconfiggendo, al loro interno, le fazioni antiromane sobillate da Taranto.
L'occasione per la penetrazione romana nella Lucania fu l'alleanza stipulata strumentalmente con i Lucani nella difficile guerra contro i Sanniti.
Successivamente i Romani decisero di assicurarsi il controllo della regione con la deduzione di una colonia a Grumentum (presso l'odierna Grumento Nova - Pz); e la conquista di vari centri.
Nel 281 a.C. la flotta romana, violando un trattato stipulato ventidue anni prima, penetrò nelle acque del golfo di Taranto. I Tarantini ricorsero all'aiuto del re epirota Pirro, che era sostenuto anche dai Lucani, ma nel 272 furono costretti alla resa.
Con la presa di Taranto, la Magna Grecia divenne romana, e la città entrò nella confederazione italica. Sulle coste tirreniche, i Romani conquistarono Poseidonia (che ribattezzarono Paestum, presso l'attuale comune di Capaccio, in provincia di Salerno) strappandola ai Lucani, e da quel momento confermarono progressivamente la loro espansione nella Basilicata.

Dopo la capitolazione di Taranto, fu la volta dei Messapi a essere sottomessi a Roma, anche se tentarono di ribellarsi fra il 213 e il 212 a.C., nel corso della seconda guerra punica. Frattanto, nel 244, fu dedotta una colonia latina a Brindisi.
Fra il 216 e il 215 il vittorioso esercito del cartaginese Annibale varcò l'Appennino e invase la Puglia e la Lucania.
Nella primavera del 216 sostò a Canne, dove affrontò l'esercito romano infliggendogli una clamorosa sconfitta, che rinfocolò i gruppi ostili a Roma delle città confederate. Parecchi centri passarono dalla parte del Cartaginese: Arpi, Salapia (Margherita di Savoia - Fg), Aecae (Troia - Fg), Herdonia (Ordona -Fg) e Taranto. Cinque anni dopo, nel 211, la situazione si capovolse a sfavore di Annibale, rimasto privo di aiuti da parte dell'oligarchia cartaginese e di appoggi da molte città italiche della Puglia e della Lucania nelle quali aveva prevalso il partito filoromano. Proseguirono scontri in Lucania (a Banzi -Pz -, a Muro Lucano - Pz), ma partì la controffensiva di Roma (Teanum Apulum), che riprese le città ribelli e, dopo la sconfitta definitiva di Annibale, ricostituì il suo sistema di alleanze, punendo duramente i dissidenti apuli e lucani con la confisca dei territori e la riduzione in schiavitù degli abitanti.
In Lucania fondarono Potentia (Potenza) e rafforzarono militarmente Venusia e Grumentum, emarginando molti grandi abitati e lasciando che la ragione decadesse.

top

Canne della Battaglia
E' a metà strada fra Canosa di Puglia e Barletta. Il 2 agosto del 216 a.C. fu teatro dello scontro tra i Cartaginesi di Annibale e i Romani - guidati dai consoli Terenzio Varrone e Lucio Emilio Paolo -, che subirono una delle più disastrose sconfitte della loro storia militare.
Sebbene in inferiorità numerica, il generale cartaginese condusse una brillante manovra con le ali dell'esercito, accerchiando i legionari - che aveva lasciato incunearsi al centro del suo schieramento - con la fanteria libica e la cavalleria.

Nella tenaglia, lo scontro fu violento e cruento: dei quasi 50.000 legionari romani, 25.000 morirono sul campo e 10.000 furono fatti prigionieri. L'area archeologica comprende il colle dell'antica Canne, che, già abitata in età preistorica, fu distrutta nella battaglia, e riacquistò importanza nel Medioevo.
Dagli scavi è emersa l'esistenza di un villaggio Apulo (VI-III secolo a.C.), tracce di insediamenti neolitici, elementi di mura romane, resti di pavimentazioni stradali e di case e botteghe, grandi colonne e cippi.
Nel punto più alto della collina ci sono due Basiliche cristiane.


top

TARANTO
Fondata nel sec. VIII a.C. dagli Spartani (secondo Strabone, gli Spartani Parteni) su un precedente nucleo iapigio, Taras divenne - dopo la distruzione di Siris (presso l'odierna Policoro - Mt -) nel 530 e, nel 510, di Sybaris (nei pressi dell'odierna Cassano allo Ionio - Cs -), la più importante città greca dell'Italia meridionale, con circa 150mila abitanti.
Tormentata da lunghi e sanguinosi conflitti con le popolazioni indigene (Messapi, Peuceti e Lucani), riuscì a prevalere, raggiungendo il culmine dello splendore politico e culturale nel sec. IV sotto il governo del pitagorico Archita.
Entrata in conflitto con Roma, nonostante il ricorso all'aiuto di Pirro - re dell'Epiro (Grecia nord-occidentale) - , fu costretta alla resa nel 272 a.C. Diventata città federata (foedus iniquum) con l'obbligo di fornire a Roma navi e soldati, nel 212 si ribellò alleandosi con Annibale; ma fu ripresa e saccheggiata dal console romano Quinto Fabio Massimo.
Nel 123 fu trasformata in colonia romana, nel 90, col nome latino di Tarentum, in municipio, ma la sua importanza decadde - anche per l'affermarsi di Brindisi come città portuale.



La città nuova
Attraversato il ponte girevole, provenendo dal centro antico, la parte nuova è sulla terraferma; si trova sull'area originariamente occupata dalla necropoli greca, dal cui sito provengono molti reperti oggi conservati nel Museo archeologico; sullo stesso luogo, verso il IV secolo a.C., fu edificata la città greca secondo i principi urbanistici di Ippodamo di Mileto, l'architetto greco che teorizzò l'impostazione su assi ortogonali (con suddivisione delle aree a seconda della destinazione pubblica o privata). Tale struttura fu mantenuta dai Romani e dagli urbanisti moderni.
La colonia Neptunia
Una tappa molto importante per il processo di romanizzazione di Taranto fu la deduzione della colonia latina di Neptunia (123 a.C.), patrocinata dai fratelli Gracchi, sullo sfondo delle lotte politiche intestine di Roma. Il passaggio successivo fu la nascita del municipium, nel corso della prima metà del I secolo a.C. La distribuzione in favore dei coloni delle terre comprese all'interno dell'ager publicus ed a suo tempo illecitamente occupate, interruppe, ma solo temporaneamente, il processo di accumulazione fondiaria.

top




Tavoliere delle Puglie
Esteso per circa 3.000 kmq interamente pianeggianti coincidenti in larga parte con la provincia di Foggia, confina a ovest con l'Appennino e il Subappennino di Capitanata, a est con il promontorio del Gargano e il mare Adriatico, a nord col fiume Fortore e a sud con l'Ofanto.E' largo circa 40 chilometri e lungo 80. Geologicamente è un tavolato di calcare emerso dal fondo del mare su cui si sono sovrapposti i depositi alluvionali dei fiumi Candelaro, Cervaro, Carapelle e Ofanto.
Deriva il suo nome dalle Tabulae censuariae, il catasto romano di epoca imperiale su cui erano annotate le proprietà terriere adibite al pascolo o alle coltivazioni soggette al fisco imperiale. Abitato fin dal neolitico - come attestano i reperti archeologici e le fotografie aeree che documentano l'esistenza di qualche centinaio di insediamenti - ebbe una civiltà e un'economia floride fin quasi al Medioevo. Ebbe centri importanti come Arpi, Salapia, Herdonia, Ceraunilia (Cerignola), Aecae, Luceria; e fu teatro dei vari conflitti fra popolazioni indigene e colonizzatori, e della guerra annibalica. Con la caduta dell'Impero romano, le invasioni gotiche, e le successive contese fra Longobardi e Bizantini subì un rapido declino.



Venosa
Fondata dai Peucezi e divenuta poi sannita, l'antica Venusia fu conquistata dai Romani nel 292 avanti Cristo.
L'anno successivo fu dedotta una grossa colonia latina militare di 20mila persone, che assicurava a Roma il controllo delle turbolenti popolazioni lucane e daune.
Ebbe un notevole sviluppo a partire dal 268 avanti Cristo e assunse un ruolo strategico per il controllo dell'Appennino e delle comunicazioni tra Puglia e Campania.
Non a caso fu deciso di farvi passare, nel 190, il prolungamento della via Appia, da Benevento a Brindisi. Diventò centro commerciale e quindi amministrativo, fra i più importanti dell'Italia. Fu teatro di episodi della guerra sociale, fra il 90 e l'88. Nel 43 a.C. i Romani vi trasferirono una nuova colonia. Acquisì così una posizione di privilegio all'interno della regione, che mantenne per tutto l'Alto Medioevo. Nel 65 a.C. vi nacque il poeta Orazio.

Tomba di Marcello
Secondo la leggenda vi fu sepolto il console Claudio Marcello, caduto in combattimento contro Annibale.

Museo Archeologico
Contiene materiali che illustrano la storia della città e del suo territorio dalle epoche remote fino al periodo normanno.


Casa di Orazio
Di epoca romana.
Quinto Orazio Flacco nacque a Venosa l'8 dicembre del 65 avanti Cristo. Il padre, che era un libertus (i liberti erano i servi che, emancipati dalla condizione di schiavitù, ottenevano la libertà e la cittadinanza romana, pur conservando una certa dipendenza dal patrono, l'ex-padrone), faceva l'agricoltore e possedeva un campicello nell'agro venosino. Trasferitosi a Roma, forse anche per sottrarre il figlio - che già mostrava notevoli doti intellettuali - all'ambiente originario in cui avrebbe sempre pesato la sua umile origine, esercitò il mestiere di esattore delle aste pubbliche. Affrontando gravi sacrifici fece istruire il figlio. A venti anni Orazio si recò ad Atene, dove studiò la filosofia e la poesia greca all'Accademia. Entrò così a far parte dei giovani patrizi romani e condivise le loro idee repubblicane.
Poco dopo l'assassinio di Giulio Cesare nel 44 a.C., si unì a Marco Giunio Bruto, uno dei congiurati, che lo nominò tribuno militare, al comando di un'intera legione.

Partecipò alla sanguinosa battaglia di Filippi nel 42, dove l'esercito repubblicano fu sconfitto dalle forze congiunte di Marco Antonio e Ottaviano (il futuro imperatore Augusto). Ritornato a Roma, in seguito all'amnistia concessa ai fautori di Bruto, apprese l'avvenuta morte dell'amato padre e si trovò esposto alla vendetta politica e privato dei beni di famiglia. Prostrato moralmente e economicamente, privo del padre del quale andava orgoglioso, fu costretto a lavorare come segretario di un questore ("scriba quaestorius"). In quegli anni cominciò a scrivere versi. Le sue poesie attrassero l'attenzione di Virgilio, che intorno al 38 a.C. lo presentò a Mecenate, amico di Ottaviano e patrono delle arti, il quale introdusse il giovane autore nei circoli letterari di Roma e provvide alla sua tranquillità economica concedendogli una proprietà in Sabina. Tutto ciò coronò i suoi sogni di tranquillità e semplicità, per ritrovare la pace dello spirito e la fecondità creativa. Nel 37 a.C. Mecenate, che aveva avuto l'incarico di recarsi a Brindisi per una missione diplomatica, lo portò con sé.
Per Orazio sarà l'occasione per tracciare una sorta di diario di viaggio, che diventerà un importante documento storico.
Morì improvvisamente a Roma il 27 novembre dell'8 a.C. all'età di 56 anni, e fu sepolto accanto al suo amico Mecenate, che era morto lo stesso anno.
"Si dirà che io, nato là dove violento strepita l'Ofanto e dove povero d'acqua Dauno regnò su popoli agresti, io, di umile divenuto grande, per primo derivai il canto eolico all'itala poesia".

Approfondimento:
La Puglia di Orazio

Parco archeologico
Si stende attorno all'abbazia della Trinità e comprende le terme, la domus, il complesso residenziale , il complesso episcopale, la chiesa incompiuta, l'anfiteatro.

top