IL
NOSTRO PROGETTO: IL PETRUZZELLI
Nella seconda metà dell’ Ottocento la nostra
città ha sentito la necessità di realizzare un altro teatro oltre a quello del
Piccini già funzionante dal 1854 ma insufficiente a soddisfare tutte le richieste
dei cittadini. Nel 1903 fu
approvato il progetto dell’ ingegnere Angelo Messeni, che agì per conto dei
fratelli Antonio ed Onofrio Petruzzelli, da cui prende il nome.
Il magnifico teatro fu bruciato nel 1991,non si sa da chi ma certamente non
è stato un incidente,abbiamo voluto immaginare con la nostra fantasia come si
svolsero le vicende rendendo ciò che è stato un grande disastro volontario un
banale e divertente incidente;causato da una cuoca distratta,che mentre preparava
le lasagne per attori e commediografi, si è addormentata,e ha fatto bruciare
la pasta e con essa il teatro. Da quella data di tempo n’è passato;ma con grande
indignazione e rabbia, Bari non ha più avuto il suo spettacolare teatro, che,
fra l’altro era quarto in Europa per raffinatezza, aveva un’acustica eccezionale
e poteva contenere fino a quattromila spettatori.


Attraverso
un serio lavoro di ricerca e di analisi,abbiamo colto le particolarità dell’
abbigliamento nelle varie epoche, i condizionamenti legati al clima, alle
classi sociali, alle tradizioni religiose,alle vicende storico – sociali e
così via.Abbiamo constatato che
fino all’ 800 il rispetto dei dettami della moda (anche per l’ elevato costo
della manifattura) era prerogativa dei ceti aristocratici, mentre gli abiti
delle classi popolari variavano molto più lentamente, in pratica la “moda”
seguiva una linea verticale in rapporto ai vari strati sociali. A partire
dall’ 800 la rivoluzione industriale portò cambiamenti radicali nell’ abbigliamento
e rese più semplice ed economica la produzione, innescando un processo che
continua fino ai nostri giorni con la nascita dei grandi magazzini, della
produzione in serie, delle grandi firme. Ma, cosa ancora più interessante,abbiamo
constatato che oggi la moda attraversa i vari strati sociali in modo trasversale
e non rappresenta più un fattore di discriminazione. Abbiamo lavorato
per gruppi, ognuno dei quali ha approfondito il costume di una civiltà. Il
lavoro poi si è concluso con un defilè in cui abbiamo sfilato con abiti d’
epoca realizzati dai nostri genitori.
Io ho lavorato all’ interno di un gruppo che ha studiato il costume dei greci.
Abbiamo visto che il costume dei greci del periodo arcaico presenta chiare
influenze orientali ma tende a semplificarsi sempre più, sino a ridursi ad
una tunica legata ai fianchi da una cintura e fermata sulle spalle da una
fibbia, per adattarsi ad un modello di vita piuttosto elementare. I poemi
omerici ci presentano uomini che, fuori dalle battaglie, anche se con il titolo
di re, si dedicavano alla falegnameria, ai lavori dei campi, alle greggi o
alla caccia. Anche le regine come Penelope e Nausicaa, non sdegnavano di tessere
o di lavare i panni nel fiume. Questo modo di vivere suggeriva abiti di estrema
sobrietà. Nell’ epoca classica ( V e IV secolo a.C. ) l’ abito greco era uguale
per gli uomini e per le donne. Tutti si vestivano con una semplice veste tutta
d’ un pezzo, una specie di tunica detta “CHITONE”. Sopra si usava un mantello
di lana chiamato “CHLAINASS”. Le donne portavano il “CHITONE” un po’ più lungo.
L’ eleganza non consisteva nel taglio della veste ma nella finezza del tessuto,
nei colori, nell’ accuratezza delle pieghe e negli ornamenti. Le donne inoltre
coprivano il capo con un velo, la “CALUPTRA”, di lino bianco. In seguito il
“CHITONE” divenne più ricco, con balze colorate e ricami mentre la “CHLAINA”
fu sostituita da due tipi di mantelli: l’”HMATION” lungo e la “CLAMIDE” più
corto. Nel periodo ionico il chitone si trasformò e si sostituì al ricamo,
la varietà del drappeggio che formava una morbida pieghettatura tenuta a piombo
da pesi distribuiti nell’ orlo e che ci ricorda il motivo delle colonne di
quella epoca. Nell’età ellenistica, il contatto più frequente con i popoli
orientali portò una maggiore varietà di tessuti e di colori. Questa evoluzione
nello abbigliamento non interessava però Sparta, patria della sobrietà e del
coraggio. A Sparta tutti lo stesso chitone di stoffa grossolana che indossavano
di estate, d’ inverno, di notte e anche di giorno. Pare che a Sparta infatti
la igiene non fosse tenuta i grande considerazione anzi, questa, insieme al
troppo mangiare erano ritenuti indici di mollezza e di indebolimento dei corpi.
In ogni caso i Greci furono sempre considerati la quintessenza della eleganza
e il vestiario greco, con modeste modifiche, era quello di tutto il Mediterraneo.


