Aspettando la pace

Indice.

   

Prefazione.............................................................................................................. 2

Introduzione........................................................................................................... 3

Presentazione......................................................................................................... 4

Poesie.................................................................................................................... 5

Bare Vecchia Mè................................................................................................ 5

Ritorno nel vuoto................................................................................................ 6

Il volto................................................................................................................ 7

L’homme qui te ressemble................................................................................... 8

Cieli grigi, cieli azzurri....................................................................................... 9

Plenilunio......................................................................................................... 10

In cerca della Pace........................................................................................... 11

La domenica delle palme.................................................................................. 13

U Venérdie Sant a Valzan................................................................................ 15

U Venerdì Ssande............................................................................................. 16

Ancora amore................................................................................................... 17

Verso la Pace................................................................................................... 18

Quelli che (Preghiera laica per la pace)........................................................... 19

Ad un fratello in Asia........................................................................................ 20

Parabola.......................................................................................................... 21

Speranza che è salva........................................................................................ 22

Amico............................................................................................................... 23

Al mondo.......................................................................................................... 24

Essere liberi...................................................................................................... 25

Sono la rosa d’oriente....................................................................................... 26

Al Dott. Mea..................................................................................................... 27

Quante volte (al Comandante di Reparto)......................................................... 28

Ancora grazie................................................................................................... 29

Imagine............................................................................................................ 30

Indice................................................................................................................... 31

 

 

Raccolta di Poesie.

 

 

Prefazione.

 

            Tutti, al mondo, considerano la Pace uno dei beni più preziosi che possa esistere. Quando la Pace è in pericolo, ognuno può e deve adoperarsi affinché tutti, e in special modo le popolazioni più in difficoltà, ne possano usufruire. In quest’ottica è nata l’idea di svolgere la manifestazione “Aspettando la Pace”, una lettura di poesie dedicate alla Pace, sicuri che l’unione di ogni piccola voce che grida “Pace”, non sia un grido inutile, ma possa, unita alle altre, rendere sempre più realizzabile il progetto di un mondo migliore.

         La manifestazione curata dalle docenti,  prof.ssa Vita Antonia Aquaro (Scuola Superiore) e prof.ssa Ersilia Pontecorvo (Scuola Media) con la collaborazione delle insegnanti della Scuola Elementare, ha rappresentato un momento del percorso formativo di impegno, responsabilità, socializzazione e consapevolezza di appartenere ad un nucleo operativo unitario, in vista di un risultato collettivo, superando atteggiamenti di sfiducia o di protagonismo, ingiustificati.

          Accanto alla finalità educativa si è raggiunto anche l’obiettivo didattico di interiorizzazione dei contenuti, attraverso l’analisi approfondita dei testi poetici, la riflessione sul messaggio dell’autore e la realizzazione di cartelloni tematici che hanno illustrato il tema della Pace e i versi più suggestivi.

         Alcuni corsisti si sono cimentati anche nella produzione individuale e/o di gruppo di pensieri e testi poetici in italiano o in vernacolo e l’attribuzione delle poesie agli interpreti è stata suggerita dalla congenialità individuale in un clima di autostima, di comprensione e di collaborazione reciproca.

         La scelta dei testi poetici è stata curata dalle prof.ssa Vita Antonia Aquaro e prof.ssa Ersilia Pontecorvo. La poesia “L’homme qui te ressemble” è stata indicata dalla docente di francese, prof.ssa Maria Bellezza (Scuola Superiore).

Prof.ssa Vita Antonia Aquaro.
Prof.ssa Ersilia Pontecorvo.

 

Introduzione.

             Questo 2003 è iniziato proponendoci scenari politici internazionali carichi di nubi minacciose per la convivenza pacifica che tutti i popoli si augurano. Quell’equilibrio, seppure precario, raggiunto dopo la caduta del muro di Berlino, è stato alterato dal barbaro attentato terroristico dell’11 settembre 2001. Nuovi scenari di guerra si sono spalancati facendo precipitare in un clima di paura questo pianeta che aspira solo, e da sempre, a vivere in pace.

         Ma quale è la via che porta al pieno ristabilimento dell’ordine morale e sociale così barbaramente violato? È questa la domanda che si è posto il Pontefice, riflettendo sulla gravità del momento storico, e la risposta che si è e ci ha dato è la seguente: i pilastri della vera pace sono la giustizia e quella particolare forma di amore che è il perdono.

         Pace è frutto di giustizia, intesa come garanzia legale che vigili sul pieno rispetto di diritti e doveri dei popoli e sull’equa distribuzione di benefici ed oneri. Ma la giustizia non deve però essere rancore o vendetta, perché essa si contrappone a questi concetti negativi.

         La giustizia umana, che è sempre fragile ed imperfetta, deve completarsi con il perdono che risana le ferite e ristabilisce rapporti umani turbati. Perdono per raggiungere quella pienezza di giustizia che conduce alla tranquillità dell’ordine, che conduce finalmente alla PACE.

         Ma noi, nella nostra condizione di reclusi, come possiamo adoperarci e dare il nostro contributo a questo processo che a volte ci sembra così astratto e perciò lontano da noi? Possiamo solo far sentire la nostra voce, dobbiamo portare fuori da queste mura le nostre riflessioni, i nostri sentimenti i nostri auspici e contribuire, nel nostro piccolo, ad alimentare quel piccolo fiume di speranza che, alimentato da milioni da altre voci, diventerà un grande fiume che sfocerà nel mare della pace.

         Non abbiamo grandi mezzi di espressione o almeno non siamo consapevoli di averne. Per questo proponiamo i testi che di seguito leggeremo, che hanno toccato le corde della nostra sensibilità che hanno risvegliato in noi sentimenti e passioni che pensavamo spenti o sopiti.

         Alcuni testi sono di poeti che hanno dedicato la loro vita alla lotta per la libertà, la giustizia sociale e la pace, facendosi portavoce di minoranze spesso sopraffatte e soffocate da regimi totalitari che, in questo momento, sono la più grande minaccia per la pace.  

Michele Carofiglio.
Classe II Sirio.

 

Presentazione.

  

Desidero ringraziare a nome di tutti l’esimio direttore dott. Giuseppe Martone per aver concesso il permesso di organizzare questa manifestazione “Aspettando la Pace”.

         Un particolare benvenuto ai magistrati di sorveglianza dott. Prencipe, dott.sa Daloiso, al dott. Mea e collaboratori, e al comandante Isp. Sup. Marziliano.

         Un affettuoso saluto all’assistente capo Nunzio Altamura e all’assistente capo Piero Calabrese.

Un cordiale benvenuto ai dirigenti scolastici prof.ssa Cecilia Pirolo, prof.ssa Annunziata Mauro e prof.ssa Anna Garofalo.

         Con questa manifestazione ci proponiamo l’obiettivo di offrire un personale contributo alla causa della pace che, come dimostrano gli attuali avvenimenti in Iraq e i numerosi focolai di guerra accesi in diverse parti del mondo, rimane ancora un Bene da raggiungere.

Non ci resta altro che aspettare, confidando nella saggezza dei potenti, per mezzo della quale venga indicato il percorso da seguire.

Il Santo Padre lo ha individuato nella coniugazione tra la giustizia ed il perdono: “La vera pace è frutto della giustizia, ma poiché la giustizia umana è sempre fragile e imperfetta, esposta come è ai limiti e ai vari egoismi, essa va esercitata e in certo senso completata con il perdono che risana le ferite e ristabilisce in profondità i rapporti umani turbati”.

Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono.

 

Nicola Cara Damiani
Classe II Sirio

 

Poesie.

   

Bare Vecchia Mè.

         di Gaetano Barracane.

         Letta da Riccardo De Natale (classe I Sirio).

Ji so’ nnate a Bare vecchia

Da papà Pasquale dù spetale,

Pure nononne nbà Denate

À Sande Pite, jiere nate.

Sette frate è do sore

Na famigghia longhe che ttande d’onore,

La meragghia S. Pite la banghine è u castidde

Cu prisce fine alla cime de le capidde,

A Pasqua e Natale feste è bregessiune

Nnanze à nù, non ge stà nesciune,

Mà la uèerre, u scoppie de la nave alla spevviste

Ngia ffatte perde nu messe de viste

Non fasce nudde cà jiaveteche lendane assà

Bbare vecchia me, la vogghe sembe acchià,

De casa me addò sò nnate

Non me sò ma scherdate

Chembagne è famigghie asseduate

Nge abbrazzame come alle frate

Me sale ù ssanghe fine alle recchie

U core mì sì tù Bbare vecchie.

   

Ritorno nel vuoto

         composta dai corsisti della Scuola Media.

         Letta da Mario Micillo (Scuola Media) in vernacolo napoletano.

 

Scomparsi,

insieme ai sogni e alle speranze,

anche i minimi frammenti

della vita,

fra memorie e ricordi

intrappolati,

non resta

che il saccheggio dell’anima,

la volontà di vivere,

nel vuoto,

d’agonia.

La guerra,

per i sopravvissuti,

comincia alla fine.

   

Rituorn ind’o vuot

Scumpars’,

inziemei sogn’e all’ speranz,

pur i minim’frammient

de la vit(e)

miezza i’memorie e ai ricuord(e)

intraapulat(e),

nun rimane

c’a ruine ell’anme,

a vuluntà e vivr(e)

ind’o vuot(e) d’acunie.

A verr(e),

p’chi rimman(e),

accummens’ à fin(e).

 

Il volto

         di Chiara Galassi.

         Letta da Francesco Mineccia (Scuola Media)

 

Nel più profondo segreto

io ti domando

per quelli che

come me

non vedono

perché non mostra il volto

l’umanità.

 

L’homme qui te ressemble

         di Renè Philombè.

Letta da G. Amoroso , M.  Carofiglio. , A.Corallo.,M. Cucumo.,R. De Natale.,A. Lorusso., V. Romano, G. Sgaramella .

J’ai frappé à ta porte

J’ai frappé a ton coeur

Pour avoir un bon lit

Pour avoir un bon feu

Pourquoi me repousser ?

Ouvre-moi mon frére !...

Pourquoi me demander

Si je sius s’Afrique

Si je suis d’Amérique

Si je suis d’Asie

Si je suis d’Europe ?

Ouvre-moi mon frère!...

Pourquoi me demander

La longueur de mon nez

L’épaisseur de ma bouche

La couleur de ma peau

Et le nom de mes dieux?

Ouvre-moi mon frère !...

Je ne suis pas un noir

Je ne suis pas un rouge

Je ne suis pas un jaune

Je ne suis pas un blanc

Mais je ne suis qu’un homme

Ouvre-moi mon frère !...

Ouvre-moi ta porte

Ouvre-moi ton coeur

Car je suis un homme

L’homme de tous les temps

L’homme de tous les cieux

L’homme qui te ressemble!...

 

Cieli grigi, cieli azzurri

         di Michele Carofiglio.

         Letta da Michele Carofiglio (Classe II Sirio)

 

Cieli grigi di fumo, mille boati,

bagliori rossastri nel buio

che illuminano, invece delle stelle,

gli scheletri immobili delle case,

tanti occhi paurosi che sfuggono

e guardano in terra

corpi che riposano per sempre

Cieli tersi d’azzurro,

raggi di sole che riscaldano

i corpi, i cuori, i sorrisi

di chi la vita vuole viverla,

uomini diversi che si parlano,

che da fratelli dividono il pane,

che pregano un dio diverso

ma uguale, che mai

ha chiesto loro di dare

o di togliere la vita

nel Suo Nome.     

   

Plenilunio

         di Chiara Galassi.

         Letta da Andrea Bitetti (Scuola Media).

 

Stanotte luna

splendi splendi

ti devo raccontare

e più di sempre

dimentica.

Rischiarerai l’orrore

per poco tempo

ed io ti chiederò

cosa dirai

al mare

ai marinai.

   

 

In cerca della Pace

         di Renato Greco.

Letta da Pietro Ambrosecchia, Francesco Castaldi, Giovanni Gilfone, Leonardo Picerno (Scuola Media).

Vagarono per tutto il villaggio,

in quella sera assopita, che stagliava a ponente, con profilo altissimo alberi e tetti.

Salirono e discesero strade avvolgenti e segrete scale.

Molte vuote finestre li fissarono, e porte condannate da due assi.

Una fioca lanterna li condusse alla porta socchiusa di una locanda,

che varcarono accolti da sette tavoli vuoti, coperti d’incerato a quadri gialli.

Un oste rassegnato al vuoto, mise loro innanzi un vino rosso, pane,

formaggio e un affettato fresco

Che  vennero a cercare fin quassù?

Inseguivano un sogno o una speranza?

No, non seguivano nessuno

No, non  cercavamo radici

No, non  seguivano nessuno

Che sarà questo loro andare in tondo,

dentro un villaggio che  è l’ombra di se stesso ?

Chi sarà mai venuto da lontano, e non si sa da dove ?

Io ascolto passi strascicati, come se fosse estrema la stanchezza.

Non odo nulla , non vedo alcuno nelle vuote strade.

È forse un’illusione  anche il villaggio,

nella muta sera ?

Erano in cinque, quattro,

tre, o forse due.

Delle duecento anime del luogo,

non videro nessuno.

Forse nessuno venne

quella sera.

Nel 910, si legge dalle carte, erano in 4000.

Nessuna epidemia.

Forse, da qualche parte, chissà?

Forse in Australia,

Canada o Argentina.

C’è  un paesetto,

dello stesso nome.

Delle duecento anime del posto,

non videro nessuno quella sera.

E continuarono a zittire in quattro,

tre, due, uno.

Dalle finestra aperta della locanda

rinveniva lo scroscio d’un vallone,

voce vicina, d’acqua lamentosa,

d’un mondo assente….in cerca della pace.

   

La domenica delle palme

         di Dragomir Brajkovic.

         Letta da Fida Shkelzen (Scuola Media) in italiano ed albanese.

 

Ormai, da tanto tempo,

non siede alla nostra tavola

la domenica delle palme.

Le mani ancora pulite

posiamo sulla fronte,

e la fronte sulla terra.

La terra non sente

il nostro pianto,

i cieli non si rallegrano

più del nostro riso.

La domenica delle palme

non porta più

nei nostri cuori

né gioia, né tristezza.

Attraverso le notti troppo lunghe,

solo i ricordi delle feste remote.

Ma alla nostra tavola,

la domenica delle palme,

da tanto tempo, ormai

con noi, non siede più .

 

 

 

E diela e palmeve

 

letta da: Fida Lulzim (scuola elementare)

 

Qe prej shum kohe

nuk ulet ne tavolinen ton

e diela e palmeve

duart akoma te pastera

vendosur

mbi ball.

Dhe ballin mbeshtetur mbi tok,

toka si detgjon te quarta tona

dhe qie nuk gezohet

nga te qeshurat tona.

E diela e palmeve

Nuk sjell me ne zemrat tona

As gezim dhe as trishtim

Duke kaluar netet e gjata

Me kujtimet e festave te shkuara

Ne tavolinen tone

E diela e palmeve

Qe prej shume kohesh

Nuk ulet me tek ne.

 

 

 

U Venérdie Sant a Valzan

         di anonimo.

         Letta da Tommaso Arciuli (Classe I Sirio).

U Venèrdie a Sande

Valzane iè tutte nu chiande

pe cinghe sé iore

se porte u delore ‘bregessione

a botte de tammurre

e che na banne ca te strazièsce u core

puote vedè come

mangianne mangianne

Criste che nu trademiende

se iacchje mmènze a ttande strazzje

a ttande pène a ttande termjende

munne iere, munne iè

e munne a va ièsse

e ognè Criste

tène u tradetore su

e na crosce pe appènne tanda delore

pe ièsse sbattute da Rota a Pelate

pe ièsse vennute

mazziate e sckialate

po’ all’uldeme

pe fa capì

ca la vite iè acchessì

va u delore de Marì

do laggreme e na spade

jinde o core pe disce

ca chèdde iè la vite

chèdde iè tutte nu delore

e ca levate qualche Sabbete Sande

l’alde di so tutte

u venèrdie.

 

 

U Venerdì Ssande

         di Gaetano Barracane.

         Letta da Giovanni Amoruso (Classe I Sirio)

 

Ogne jianne de venerdì Ssande

le congreghe se jiacchiene tutte quande

fascene a gare jiè come a nù potere

pe pertà nguedde le mjstere,

o priore nge donne mmane le terrise

pe penitenza a Gesù pù Paravise.

A S. Gregarie oppure a la Vaddise

stonne guardie e devute tise tise

appicche appicchi s’allonghe la bregessione

le femmene gridane è chiangene do balcone;

aggire totta Bbare matine è ssere

sonane le bbanne è struscene le cere

se movene acchiane acchiane nnanze è drete

pare cà Gesù camine à lappate.

jìé nà cose triste è commovende

cù core sbattute respire tanda ggende

stà cudde che ha sbagliate che la mende

è preghe a Coriste onnipotende.

Gesù perduneme de tutte le peccate

Perce vogghie penzà à ci volesse ajìtate.

 

 

 

Ancora amore

         di Herman Hesse.

         Letta da Francesco Mineccia (Scuola Media).

 

Se anche fa freddo

e se la pioggia scroscia

e se la sera è triste

canto la mia canzone

che resiste. Non so chi sente.

Se anche soffoca il mondo

nell’angoscia della guerra,

talora, qua e là

non visto, brucia amore,

ancora, segretamente.

 

 

Verso la Pace

         di Herman Hesse.

         Letta da Ivano Nuzzo (Scuola Media).

 

Da un sogno d’odio,

destandosi,

ancora ciechi e sordi,

del lampo micidiale del tuono della guerra,

avvezzi ad ogni orrore,

depongono le armi,

loro atroce lavoro quotidiano,

gli sfiniti guerrieri.

Pace! s’ode parola

come di fiabe,

d’infantili sogni.

Pace! E non osa il cuore rallegrarsi,

più prossimo alle lacrime.

 Noi, povere creature,

capaci di bene e di male!

Bestie e dei! Come pesa la pena!

Come ci pesa addosso la vergogna!

Ma noi speriamo

e in petto arde l’attesa,

di miracoli d’amore.

 

 

 

 

  Quelli che (Preghiera laica per la pace)

         di Renato Greco.  Letta da Michele D’Aprile (Scuola Media).


Siamo lodati i solitari

quelli che hanno il coraggio di precedere

quelli che hanno un sogno e non lo reprimono

quelli che sanno vedere il cielo nelle difficoltà.

Loro appartiene il dubbio e l’equilibrio

e l’intima certezza di fare bene

per l’amore dei fratelli e l’amicizia

-ad essi sia dato ovunque il pane e il sale.

Siano felici gli uomini dagli occhi acuti

capaci di vedere oltre i deserti

- quelli che non temono i miraggi

- quelli che possono aspettare a lungo

anche tutta la vita perché hanno fede

non esclusivamente  in sé e nel mondo.

Siano accolti bene in ogni casa

i semplici che battono alla porta

quelli che nel sorriso hanno la forza

quelli dagli occhi in cui si legge il cuore

quelli che primi porgono la mano.

Il sole perderà il suo piumaggio

nei secoli dei secoli bruciando

tuffandosi ogni giorno dietro i cieli.

Estate rida eterna sulle terre

e fiumi si distendano impetuosi

rinverdendo le sabbie allucinate.

Si levi altro il canto delle stelle

quando la notte giungerà per tutti

come un dono alla fine della luce.

Non è vero che l’uomo resta solo

e triste come naufrago sperduto

quand’è capace d’essere suo amico

e di parlarsi come sa il suo cuore.

 

 

Ad un fratello in Asia

         di Paul Celan.

         Letta da Giuseppe Scorcia (Scuola Elementare).

 

Gli autotrasfigurati

cannoni

si levano verso il cielo,

dieci

bombardieri sbadigliano

fiorisce una mitraglia,

certa quanto la pace,

una manciata di riso

s’immola come tuo amico.

 

 

 

Parabola.

         di Rino Bizzarro.

         Letta da Alessandro Lorusso (Classe II Sirio).

 

Certo di fronte all’abisso, agli scoppi,

sull’orlo dell’ignoto,

ognuno apertamente grida “pace!”;

persino troppo facile

è trovarsi d’accordo tutti quanti

contro missili,bombe,guerra,morte…

Non appena il pericolo è passato

o quando il rischio grosso si allontana,

ecco però che ritorniamo, in pace,

a farci un’altra guerra,

più sottile ma non meno perversa:

sopraffazione, egoismo, intolleranza,

tiri mancini, maschere, malizie…

i giochi preferiti

della nostra sopita umanità.

Senza sapere che fra questa e quella

il passo in fondo è breve nella mente

e che per scongiurare quella guerra

bisogna chiudere fuori dal cuore

per sempre la maligna tentazione

che rende un uomo Caino a un Abele.

 

 

Speranza che è salva

di Annunziata Mauro.

         Letta da Mario Micillo (Scuola Media).

 

Immane il delirio

che tra le cose,

il vento dimena!

L’eco approda a chi l’ascolta lontano,

e inquieto l’animo ripiega

in sussulti d’orrore!

Tu che non chiedi,

ma protendi le mani!

Non parli ,ma scuoti

inerzia e torpore!

Speranza che è salva,

dischiudi i tuoi pugni contratti!

Gioisci al piccolo dono

che incredulo raccogli!

Ti accorgi che amore

dissolve il rumore,

che ancora, a te intorno, s’affanna.

 

 

Amico

         di Renato Greco

         Letta da Aldini Arjan (Scuola Elementare).

 

Ci sarà qualcuno

a me uguale dietro questi monti ?

A domandarsi se esiste uno,

a lui simile, che si ponga la stessa domanda ?

io penso:

potessi nella tua terra di là,

lontana e sconosciuta, raggiungerti

per stare un poco assieme.

Lui pensa:

un giorno o l’atro

varcherò le cime

e ti potrò chiamare col tuo nome,

amico.

 

 

Al mondo

         di Daniele Giancane.

Letta da Stefano Ragone (Classe I Sirio).

 

Lo so, verrà il giorno

che getteremo al rogo

passaporti, dazi, dogane

diffidenza negli occhi

e cuori colmi d’ansia.

verrà il giorno

che ci ritroveremo amici

costruiremo assieme

la pace del pianeta

oltre le troppe parole al vento…

 

 

Essere liberi

         Di Sheikmus Husayn.

         Letta da Vito Romano (Classe II Sirio).

 

Vivere è bello, quando si è liberi,

tutti, uomini e donne, non tu e io soltanto,

liberi di dire la nostra,

di vagabondare per mari e terre,

liberi di bere e mangiare, di lavorare e giocare,

liberi di sceglierci il cammino.

Non trovo le parole; non so con chi prendermela.

Per quanto tempo ancora vivremo incatenati,

nell’oscurità, nella vergogna?

Basta.

Finiamola, con l’ignoranza, andiamo verso la luce!

Spada alla mano, liberiamoci dai mostri

e ritroviamo la fierezza di un nome

così caro, così sacro per noi tutti.

 

 

Sono la rosa d’oriente

         di Sheikhmus Husayn-

         Letta da Michele Carofiglio (Classe II Sirio)

 

Sono la rosa nella vigna del paradiso d’Oriente

sono il sole che brucia nell’oscurità della notte.

Sprizzato dal cuore del tempo,

sono l’Eufrate, scaturito da remoti millenni.

Sono gonfio di vita, e splendida vita

voglio spargere, dai semi fioriti nel diciannovesimo secolo.

Illumino di mille scintille la nube del tuono,

con voce possente scendo dal cielo della mia patria.

Sono impeto di acque spumeggianti,

voglio ridare vita agli uomini.

Sono lampo, fiamma fuoco, l’ardente

tempesta di fuoco per idoli e dèi.

Ardo fino a morire, e intanto illumino

anche la notte più oscura- luce per occhi

che non vedono questa nostra lotta e il mio combattere.

Ho scelto questa via incurante del latrare dei cani,

pronto a sacrificarmi sul cammino della libertà.

Voglio traboccare, come le acque ribollenti.

Sono la lotta, la rivoluzione, il moto terribile

dei mari e dei laghi di tutto il mondo.

Eppure sono soltanto un filo d’acqua accanto alla corrente.

Anelo alla libertà.

Sono un democratico, voglio vivere ad occhi aperti,

e così prendo su di me tutto il peso delle sorti della mia nazione.

   

Al Dott. Mea

         di Mario Micillo.

         Letta da Mario Micillo (Scuola Media).

 

Sung partite a Napule

cu nu dulore dint’o core

e a’Bbare me so truvate

‘nzieme all’ate frate

che me sanno suppurtà

e miezz’a ttutte chist’guai

nun penzav ‘c’a’chest ‘età

me retruvave cunn’alt’partre!

Certe, ca pe putè parlà

cù isso num è facile,

te fa spandcà , però

quamme te parle,

te sape cunfurtà e te mett’

dind’u core a sp’ranze ppè campà!

E vuie Barese nun vu scurdate:

o dottor mea è napulitane,

è o megghie cà tenimme

 e vuiè ‘baresi , vu siete sapute pighià !

   

 

Quante volte (al Comandante di Reparto)

         composta da tutti i corsisti

         Letta da Amedeo Pesce.

 

Caro comandante,

quante volte

l’abbiamo incontrata

in questo labirinto rugginoso,

con il suo sorriso a metà,

lei che ci passa accanto,

sempre attento a tutto

e distratto da mille pensieri,

lei che ci legge negli occhi

il dolore, la rabbia,

la stanchezza, l’attesa,

tutto il bene e il male

che si respira in ogni cella,

e ritorna a incontrarci,

ogni giorno,

con la strana sensazione,

di non averci mai lasciato,

e a donarci, ogni volta,

con le sue parole

e i suoi silenzi,

tutto l’amore che conta,

perché una metà del suo cuore,

batte per noi,

qui dentro,

anche di notte.

   

Ancora grazie

         di Umberto Sforza, Rocco Caringella, Andrea Capozzi, Domenico Romita.

Letta da Riccardo De Natale

 

 

A nome di tutta la popolazione carceraria ringraziamo i magistrati di sorveglianza, anche se non sono presenti, che si accollano tutti i nostri problemi, valutandoli al meglio.

Ringraziamo il Direttore e il Comandante di averci dato la possibilità di poter beneficiare degli studi.

Ringraziamo il Direttore Mea con tutta l’équipe di assistenti sociali, educatori e volontari che ci danno la possibilità di poter tornare con le nostre famiglie e abbracciare i nostri figli.

Ringraziamo gli agenti dell’istituto penitenziario, l’assistente capo Nunzio Altamura e l’assistente capo Piero Calabrese che ci sopportano tutti i giorni e percepiscono le nostre perplessità.

Ringraziamo i nostri docenti che pur non avendo fatto nessun reato stanno tutti i giorni con noi contribuendo alla nostra crescita culturale e ascoltando i nostri problemi.

Grazie ancora ai dirigenti scolastici che ci hanno onorato con la loro presenza.

Grazie.           

  

Imagine

         di John Lennon.

         Cantata da tutti i corsisti con Seferi Fredi alla tastiera.

 

Imagine there’s no heaven

I’s easy if you try

No hell below us

Above us only sky

Imagine all the people

Living for today…

Imagine there’s no countries

It isn’t hard to do

Nothing to kill or die for

And no religion too

Imagine all the people

Living life in peace…

You may say I’m a dreamer

But I’m not the only one

I hope some day you’lljoin us

And the world will be as one

Imagine no possessions

I wonder if you can

No need for greed or hunger

A brotherhood of man

Imagine all the people

Sharing all the world…

You may say I’m a dreamer

But I’m not the only one

I hope someday you’lljoin us

And the world will live as one.

 

“Aspettando la pace”, 15 – 04 – 2003, Casa Circondariale Bari
In copertina disegno di Michele Carofiglio (Classe II Sirio)
redatto da prof.ssa Vita Antonia Aquaro.