GLI
IDROZOI
(di
Davide DE CRISTOFARO & Flavio CIFARELLI -
Corso B)
Immaginate
delle piante minute che abbiano solo fiori, ciascuno dei quali è
un animale che è “sbocciato” su un ramo o su un rametto
o su un ramoscello. Se abbiamo già visto edifici coloniali di
simile schema, si trattava allora di collettività di esseri unicellulari
qui si tratta di una collettività di Metazoi, pluricellulari,
cioè di colonie di secondo grado. Si è fatto un altro
passo verso la complessità.
Purtroppo non si può ammirare la grazia, talvolta squisita, degli
idrozoi; fuori d’acqua diventano senza forma e, nell’acqua,
occorrerebbe una speciale lente di ingrandimento per vederli bene. I
musei ne presentano talvolta dei modelli ingranditi di vetro.
Fiorellini di cristallo, calici, campanule possono raggrupparsi in arborescenze
e creare organi comuni in forma di tronchi e di rami, attraverso i quali
le cavità digerenti di tutti i componenti la colonia sono in
reciproca comunicazione. Altre colonie formano una sorta di “prato”
con organi simili a radici simili che assicurano tali comunicazioni.
Invece di essere
nudo, l’idrozoo può costruirsi una casa di sostanze cornee.
Ciascun polipo si sistema in una piccola coppa e la comunità
si fabbrica dei supporti abbastanza solidi. Queste colonie sono quasi
tutte arborescenti e possono raggiungere e oltrepassare i 20 centimetri.
Assomigliano a delicate graminacee, a fili d’erica; sono dette
“Campanularie”, “Planularie” o “Sertularie”.
In ciascun germoglio, bottone o calice si apre in un fiorellino, che
si ritrae al minimo pericolo e che è appunto il polipo con i
tentacoli a forma di petali. In certi idrozoi i membri della colonia
si specializzano in particolari funzioni. Ed ecco di nuovo in gioco
uno dei più grandi principi dell’evoluzione: la specializzazione
degli individui al servizio della collettività. Ad alcuni è
assegnato il compito di mangiare per tutti; a tal fine si possiedono
bocca e tentacoli. Altri hanno l’incarico di “sentire”
i pericoli e di mettere e di mettere in allarme la repubblica e sono
tanti polipi tattili dai tentacoli ricchi di cellule nervose. A certuni
spetta la difesa attiva: sono dotati di batterie di cellule che lanciano
al nemico vere e proprie frecce avvelenate; ad altri ancora la difesa
passiva: sono armati di spine e formano una sorta di “scudo”
dietro cui si ripara la colonia. Alcuni hanno poi la missione di riprodurre
la specie: elaborano le uova larve, più spesso Meduse - proprio
Meduse. E una Medusa darà uova, un uovo darà un polipo,
che germoglierà per formare di nuovo una colonia.
Si passa così
da una forma fissata a un substrato a una forma errante. Come se un
bel giorno si scoprisse che le farfalle nascono dai fiori! Possiamo
ben comprendere quale sia stata la sorpresa e lo sbalordimento degli
scienziati quando, nel secolo scorso, si chiarì che le Meduse
e le Idre, sino allora creduti animali del tutto differenti e chiamati
con nomi diversi, sono in realtà due aspetti di un medesimo tipo
di organismo.
In un primo tempo si considerò questo fenomeno come un’alternanza
di generazioni con forme assai dissimili. Alcuni naturalisti hanno in
seguito considerato il polipo fissato come la forma larvale della medusa.
Oggi invece si considerano le meduse prodotte dagli idrozoi come membri
assai differenziata dalla colonia e destinati ad una funzione del tutto
particolare. Quale? Poiché la comunità è immobile
le sue uova non potrebbero diffondersi che negli immediati dintorni;
invece il bene della specie esige che la colonia si diffonda in un largo
raggio. Questo problema in apparenza insolubile, viene risolto dalla
natura col creare individui ancora più specializzati nel senso
dell’autonomia. Questi esseri erranti, le “meduse”
sono dunque membri di colonie immobili di idrozoi e hanno il compito
di portare lontano le uova.
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