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IN VIAGGIO
NELLA RETE
La comunicazione globale
di Pino Bruno
Grazie ad Internet
chiunque può risparmiare tempo, denaro e seccature nell’assolvere ai
doveri sociali: le code agli uffici delle imposte o agli sportelli
dell’anagrafe, alle segreterie universitarie, alle poste e in banca, per
esempio. Ognuno può consultare una legge, interpellare il commercialista
o l’avvocato, prenotare una visita specialistica, pagare il ticket,
firmare un contratto o spedire un documento che ha valore legale. Certo,
ciò non avviene sempre e dappertutto ma è soltanto questione di tempo,
perché non è una singola amministrazione che si muove in questa
direzione ma l’intera Unione Europea.
Il know
how
La
“cittadinanza digitale” sta uscendo dalla fase pionieristica e la
diffusione di Internet modificherà sempre di più la maniera di lavorare,
di istruirsi, di comunicare e di disporre del tempo libero. L’ostacolo
maggiore è rappresentato dalla scarsa diffusione della cultura
informatica di base e dalla conoscenza dei linguaggi e delle procedure
necessarie per esercitare i propri diritti (e doveri) anche attraverso
transazioni telematiche. Non basta aprire sportelli virtuali se poi non
si insegna ai cittadini come usarli correttamente. E’ questo l’obiettivo
da raggiungere, insieme con lo sviluppo delle infrastrutture di rete.
L’accesso gratuito ad internet, la realizzazione di interfacce
“amichevoli” non devono essere considerati traguardi utopistici e
velleitari.
La società
globale
La
possibilità di connettersi agli altri (everytime, everywhere, anyway),
secondo Derrick de Kerckhove - erede di Marshall McLuhan - è un
cambiamento fondamentale. E’ la connettività, infatti, la vera
globalizzazione, un gigantesco fenomeno di psicologia sociale al quale
la connettività, garantita dallo sviluppo delle comunicazioni in
generale e da Internet in particolare, sta contribuendo in maniera
determinante. Ormai non possiamo essere italiani, americani o
sudafricani e al tempo stesso permetterci di ignorare quello che avviene
agli altri angoli della Terra. Con la tv già vedevamo, almeno in parte,
i fatti di casa altrui: ora con Internet, strumento attivo di
comunicazione, ci si può sentire coinvolti in essi e addirittura in
qualche modo parteciparvi. Con internet tutti, prima o poi, dovranno
confrontarsi per non essere travolti da quello che gli esperti chiamano
“digital divide”, divario digitale. Si tratta di un incombente
nuovo muro che rischia di accentuare la frattura tra il Nord ed il Sud
del mondo ma anche all’interno dei Paesi sviluppati, tra gli “have”
– quelli che sanno usare le nuove tecnologie – e gli “have not”,
gli esclusi, i nuovi pària, gli analfabeti dell’era digitale.
Le regole
del gioco
Sul piano
più strettamente tecnico, anche su internet il giornalista deve
rispettare le stesse regole grammaticali, di sintassi e deontologiche
che sono proprie di tutti i canali di informazione. Classificato tra i
new media, a differenza di altre forme di comunicazione, internet
offre la possibilità di diffondere dei messaggi con una rapidità ed una
tempestività che non hanno eguali, utilizzando un linguaggio chiaro,
semplice ed essenziale, comunicativo, facile da comprendere, in grado di
esaltare la “cittadinanza digitale” che si pone quale obiettivo
verso il quale ciascuno di noi deve tendere, nella società del Terzo
millennio.
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