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COMUNICARE IN VIDEO
Consigli utili davanti al teleschermo
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“Comunicare in video” è un titolo così ampio che, per esigenze di chiarezza, è opportuno restringerlo alla sola informazione televisiva e, ancora più in particolare, a come si comunica attraverso un telegiornale o attraverso le cosiddette rubriche di approfondimento.
Così ristretto il campo, possiamo azzardare una definizione: comunicare in video vuol dire scrivere contemporaneamente con due penne, il testo e le immagini. Quanto più le due penne scorrono parallele senza infastidirsi l’una con l’altra ma rafforzandosi vicendevolmente, tanto più efficace è la comunicazione.
Il telegiornale
L’elemento minimo di un telegiornale è la notizia letta dal conduttore. Qui le immagini non ci sono e, dunque, la difficile ricetta che indica come si debba scrivere una notizia è uguale per tutti i tipi di giornalismo. In generale, si può dire che scrivere una notizia significa mettere in ordine di importanza gli elementi di un fatto ed esporli cominciando dal più significativo. In questo senso può essere utile, a patto che non la si prenda per oro colato, la vecchia formuletta anglosassone delle 5 W: who, what, where, when, why.
I servizi
La parte più consistente di un tg sono i servizi filmati (in gergo “ampex” o “rvm”) con le relative presentazioni (“lanci”). Qui, spesso, il succo della notizia è contenuto proprio nel lancio per cui al redattore del servizio sta il compito di fornire il maggior numero di particolari ulteriori curando soprattutto la parte iniziale (“attacco” o “lead”) e finale del pezzo perché è provato che sono quelle che restano maggiormente impresse. Nella realizzazione di un servizio televisivo sono tre le figure professionali imprescindibili: l’operatore di ripresa, il giornalista, il montatore. Quest’ultimo interviene nella fase forse più affascinante della lavorazione: quando dal materiale grezzo, composto da immagini e interviste, bisogna tirare fuori il prodotto finito mettendo insieme il testo del giornalista, i frammenti di intervista da utilizzare e le immagini appropriate.
Molto interesse e un’aura quasi mitologica hanno intorno a sé i ruoli del conduttore del tg e dell’inviato. Nel secondo caso sono giustificati perché l’inviato incarna l’essenza del giornalismo: andare, capire e raccontare. Nel caso del conduttore non molto perché si tratta di un lavoro di grande visibilità ma di ridotto spessore professionale.
Gli approfondimenti
I servizi più lunghi, cosiddetti di approfondimento, sono quelli che maggiormente danno la sensazione che la tv rappresenti la realtà. Ebbene, in conclusione è bene sottolineare la necessità di ricordare sempre che la tv rappresenta non “tutta” la realtà ma solo lo spicchio filtrato dall’occhio della telecamera e di chi la governa. Nel migliore dei casi, si tratta di un filtro effettuato in buona fede da chi non ha la pretesa di esaurire con il proprio lavoro le chiavi di interpretazione della realtà, nel peggiore dei casi si tratta di tentativi di manipolazione delle coscienze. Avere chiaro questo passaggio significa diventare telespettatori adulti.
 

 

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