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COMUNICARE IN
VIDEO
Consigli utili davanti al teleschermo
di Vito Giannulo
“Comunicare in
video” è un titolo così ampio che, per esigenze di chiarezza, è
opportuno restringerlo alla sola informazione televisiva e, ancora più
in particolare, a come si comunica attraverso un telegiornale o
attraverso le cosiddette rubriche di approfondimento.
Così ristretto il campo, possiamo azzardare una definizione: comunicare
in video vuol dire scrivere contemporaneamente con due penne, il testo e
le immagini. Quanto più le due penne scorrono parallele senza
infastidirsi l’una con l’altra ma rafforzandosi vicendevolmente, tanto
più efficace è la comunicazione.
Il
telegiornale
L’elemento minimo di un telegiornale è la notizia letta dal conduttore.
Qui le immagini non ci sono e, dunque, la difficile ricetta che indica
come si debba scrivere una notizia è uguale per tutti i tipi di
giornalismo. In generale, si può dire che scrivere una notizia significa
mettere in ordine di importanza gli elementi di un fatto ed esporli
cominciando dal più significativo. In questo senso può essere utile, a
patto che non la si prenda per oro colato, la vecchia formuletta
anglosassone delle 5 W: who, what, where, when, why.
I servizi
La parte
più consistente di un tg sono i servizi filmati (in gergo “ampex” o “rvm”)
con le relative presentazioni (“lanci”). Qui, spesso, il succo della
notizia è contenuto proprio nel lancio per cui al redattore del servizio
sta il compito di fornire il maggior numero di particolari ulteriori
curando soprattutto la parte iniziale (“attacco” o “lead”) e finale del
pezzo perché è provato che sono quelle che restano maggiormente
impresse. Nella realizzazione di un servizio televisivo sono tre le
figure professionali imprescindibili: l’operatore di ripresa, il
giornalista, il montatore. Quest’ultimo interviene nella fase forse più
affascinante della lavorazione: quando dal materiale grezzo, composto da
immagini e interviste, bisogna tirare fuori il prodotto finito mettendo
insieme il testo del giornalista, i frammenti di intervista da
utilizzare e le immagini appropriate.
Molto interesse e un’aura quasi mitologica hanno intorno a sé i ruoli
del conduttore del tg e dell’inviato. Nel secondo caso sono giustificati
perché l’inviato incarna l’essenza del giornalismo: andare, capire e
raccontare. Nel caso del conduttore non molto perché si tratta di un
lavoro di grande visibilità ma di ridotto spessore professionale.
Gli
approfondimenti
I servizi
più lunghi, cosiddetti di approfondimento, sono quelli che maggiormente
danno la sensazione che la tv rappresenti la realtà. Ebbene, in
conclusione è bene sottolineare la necessità di ricordare sempre che la
tv rappresenta non “tutta” la realtà ma solo lo spicchio filtrato
dall’occhio della telecamera e di chi la governa. Nel migliore dei casi,
si tratta di un filtro effettuato in buona fede da chi non ha la pretesa
di esaurire con il proprio lavoro le chiavi di interpretazione della
realtà, nel peggiore dei casi si tratta di tentativi di manipolazione
delle coscienze. Avere chiaro questo passaggio significa diventare
telespettatori adulti.
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