L’attività chiave
dei mass media è produzione, riproduzione e distribuzione di conoscenza.
Fenomeni politici ed economici di grande portata propongono problemi di
grande rilievo. Innanzi tutto i mass media costituiscono un poderoso
sistema industriale, con investimenti tecnologici in continua
espansione, nel campo della telematica, delle televisioni satellitari,
dei quotidiani (fusioni, concentrazioni, giornali – panino, free
press). Essi costituiscono un universo simbolico, oggetto di consumi
massicci: pubblicità che invita a consumare anche…pubblicità.
Rappresentano un’esperienza quotidiana individuale (il giornale me lo
scelgo io, posso anche farmi un palinsesto televisivo personalizzato, se
ho soldi e tempo mi pago il satellitare e chiedo canali specifici) ma
sono anche – non da oggi – terreno di forti scontri politici: basti
pensare, in Italia, al “caso Berlusconi” e, più in
generale, alla battaglia che il consiglio d’Europa tentò di fare contro
l’invasione dei serials televisivi americani sui nostri teleschermi. I
mass media rappresentano anche un sistema di mediazione culturale e di
aggregazione sociale ma anche un modo di passare il tempo (i concerti,
gli eventi televisivi, lo sport, la gestione del tempo libero, ma anche
la baby sitter elettronica che tanto venne criticata da Popper).
Si comunica, da
sempre, in mille modi, persino con il silenzio, dal silenzio – rifiuto
di chi non vuole rispondere la silenzio degli asceti o all’arte dei
mimi. Si comunica anche con l’abito che indossiamo, gli orologi che
decidiamo di comprare, le auto che guidiamo; sono gli status symbol, “rappresentano”
quello che vogliamo comunicare per cui, ad esempio, sono sportivo, ho
gusti raffinati, ovvero me ne frego di quello che pensa la gente e mi
pettino punk.
Oggi più che mai
essere è comunicare Ciò di cui non si parla è, o appare inesistente.
Solo ciò che è in grado di far sentire la propria voce sul mercato delle
idee sembra esistere davvero. Questa situazione pone un drammatico
problema: esiste un divario fra nord e sud del mondo anche nel campo
dell’informazione. Le tre, quattro maggiori agenzie di stampa e
altrettante emittenti televisive sono tutte nel mondo “ricco”:
Terzo e Quarto mondo si nutrono di quelle informazioni, non sono
autonomi nemmeno su quel piano. Il giornalismo, come tutte le altre
forme di comunicazione, ha beneficiato dei vantaggi delle tecnologie via
via più rapide ed efficienti. Mai, ieri ed oggi, è stato ed è una
summa di vari elementi: informazione, certo, ma anche propaganda,
persuasione, formazione del consenso. Machiavelli sosteneva che “governare
è non far pensar”. E’ un’affermazione che (illudendosi, forse) si
può ribaltare così: pensare è non farsi governare.
*Consigliere
regionale dell’Ordine dei giornalisti della Puglia.