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I LINGUAGGI DELLA COMUNICAZIONE
Il ruolo dei mass-media nella nostra società
di Antonio Rossano
 

L’attività chiave dei mass media è produzione, riproduzione e distribuzione di conoscenza. Fenomeni politici ed economici di grande portata propongono problemi di grande rilievo. Innanzi tutto i mass media costituiscono un poderoso sistema industriale, con investimenti tecnologici in continua espansione, nel campo della telematica, delle televisioni satellitari, dei quotidiani (fusioni, concentrazioni, giornali – panino, free press). Essi costituiscono un universo simbolico, oggetto di consumi massicci: pubblicità che invita a consumare anche…pubblicità. Rappresentano un’esperienza quotidiana individuale (il giornale me lo scelgo io, posso anche farmi un palinsesto televisivo personalizzato, se ho soldi e tempo mi pago il satellitare e chiedo canali specifici) ma sono anche – non da oggi – terreno di forti scontri politici: basti pensare, in Italia, al “caso Berlusconi e, più in generale, alla battaglia che il consiglio d’Europa tentò di fare contro l’invasione dei serials televisivi americani sui nostri teleschermi. I mass media rappresentano anche un sistema di mediazione culturale e di aggregazione sociale ma anche un modo di passare il tempo (i concerti, gli eventi televisivi, lo sport, la gestione del tempo libero, ma anche la baby sitter elettronica che tanto venne criticata da Popper).

Si comunica, da sempre, in mille modi, persino con il silenzio, dal silenzio – rifiuto di chi non vuole rispondere la silenzio degli asceti o all’arte dei mimi. Si comunica anche con l’abito che indossiamo, gli orologi che decidiamo di comprare, le auto che guidiamo; sono gli status symbol, “rappresentano” quello che vogliamo comunicare per cui, ad esempio, sono sportivo, ho gusti raffinati, ovvero me ne frego di quello che pensa la gente e mi pettino punk.

Oggi più che mai essere è comunicare Ciò di cui non si parla è, o appare inesistente. Solo ciò che è in grado di far sentire la propria voce sul mercato delle idee sembra esistere davvero. Questa situazione pone un drammatico problema: esiste un divario fra nord e sud del mondo anche nel campo dell’informazione. Le tre, quattro maggiori agenzie di stampa e altrettante emittenti televisive sono tutte nel mondo “ricco”: Terzo e Quarto mondo si nutrono di quelle informazioni, non sono autonomi nemmeno su quel piano. Il giornalismo, come tutte  le altre forme di comunicazione, ha beneficiato dei vantaggi delle tecnologie via via più rapide ed efficienti. Mai, ieri ed oggi, è stato ed è una summa di vari elementi: informazione, certo, ma anche propaganda, persuasione, formazione del consenso. Machiavelli sosteneva che “governare è non far pensar”. E’ un’affermazione che (illudendosi, forse) si può ribaltare così: pensare è non farsi governare.

 

*Consigliere regionale dell’Ordine dei giornalisti della Puglia.

 

 

 I LINGUAGGI DELLA COMUNICAZIONE
 di Antonio Rossano

L'IMPAGINAZIONE DI UN GIORNALE
 di
Vito Scisci

COMUNICARE IN VIDEO
Consigli utili davanti al teleschermo
 di
Vito Giannulo

LA COMUNICAZIONE ORGANIZZATIVA
L'impresa e la difficile sfida del mercato
 di
Laura Conte

L'ATTIVITA' DI UFFICIO STAMPA
Gli strumenti per comunicare
 di Antonio
Lorusso

IN VIAGGIO NELLA RETE
La comunicazione globale
 di Pino Bruno

I FERRI DEL MESTIERE
Le regole della professione giornalistica
 di Michele Partipilo


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