Una delle fasi più
importanti nella preparazione di un giornale è l’impaginazione che
consiste nell’esatta disposizione degli spazi nella pagina. In passato
quest’attività era svolta dal tipografo che componeva le pagine insieme
al giornalista. Con il passaggio dal piombo alla fotocomposizione sono
nate le “gabbie” elettroniche preparate al computer, sulla base
di un menabò (progetto esecutivo) disegnato dai grafici, all’interno del
quale i giornalisti collocano gli articoli. La struttura “ad incastro”
è stata così sostituita da un’impaginazione “a blocchi separati”
che consente ad esempio, se arriva una notizia più fresca, di sostituire
l’intero blocco, titolo compreso. Oggi, grazie alla videoimpaginazione,
i giornalisti gestiscono le pagine direttamente sul video, apportando le
modifiche necessarie.
Formato, colonne,
piani
Innanzi tutto
bisogna considerare le dimensioni del giornale (il formato grande
tradizionale o il cosiddetto “tabloid”), i contorni e gli
elementi interni essenziali. Le colonne (dalle 9 del grande formato alle
6 del tabloid), che dividono verticalmente la pagina, devono mantenere
il giusto rapporto tra la lunghezza e la grandezza dei caratteri,
separate tra loro da uno spazio bianco che agevola la lettura. Ci sono
poi i diversi “piani” che danno ordine alla pagina rispettando gli
allineamenti, definendo il “taglio” alto, centrale o basso.
Disegnare la pagina
E’ il direttore che,
coadiuvato dal caporedattore, assegna ai capi servizio la gestione delle
pagine. Il capo servizio “disegna” la pagina che, fin
dall’inizio, non è vuota ma ha degli “ingombri” (spazi), già
destinati alla pubblicità, costituiti da uno o più “moduli”, le
cui dimensioni variano a seconda del giornale. Chi commissiona la
pubblicità vuole che l’inserzione sia inserita vicino alle notizie per
cui il giornalista deve cercare di bilanciare gli spazi fra gli articoli
e gli annunci pubblicitari. Verificati gli spazi effettivamente
disponibili, al netto delle pubblicità, il capo servizio può prevedere
gli spazi da destinare ad articoli e notizie, realizzati da redattori o
da collaboratori esterni. A differenza del passato, dunque, il giornale
viene disegnato in anticipo rispetto alla sua realizzazione e così
l’articolista sa a priori quante “battute” ha a disposizione,
considerato che il computer ha sostituito le “cartelle” dattiloscritte.
La posizione
La posizione che
ogni articolo assume nella pagina ne riflette l’importanza e, dunque,
esprime una “gerarchia” stabilita dalla redazione. Così
l’articolo principale sarà quello di “apertura” (in alto a
sinistra), nonostante vi siano dei giornali che decidono di “aprire”
anche la prima pagina con una foto. Importante è poi la “spalla”
(in alto a destra) perché si ritiene susciti maggiore attenzione da
parte del lettore. Il capo servizio “mette in pagina” l’articolo,
definendone la posizione (taglio alto, centrale, medio) e utilizzando il
carattere scelto per l’intero giornale. Dà quindi al “pezzo”
(articolo) un titolo evidente ed armonico, breve ed efficace, disposto
su una o più righe, a seconda del numero di colonne, completandolo con
occhiello, sottotitolo, sommario, catenaccio.
Il periodico
La progettazione e
lavorazione della singola pagina, nella redazione di un periodico,
comincia soltanto dopo aver fissato gli argomenti del numero e stabilito
la posizione degli articoli (comprese le foto) e delle inserzioni
pubblicitarie già concordate. Sistemati gli spazi pubblicitari, gli
articoli potranno essere collocati secondo una successione logica degli
argomenti, in base alla formula del giornale. Il maggior tempo a
disposizione prima di ogni uscita, rispetto ai quotidiani, consente
un’impaginazione più curata, obbliga a modificare con una certa
frequenza lo stile delle pagine per evitare monotone ripetizioni e
consente scelte grafiche diverse per rendere l’importanza di un
articolo, dal corpo del titolo all’uso di un “fondino” che crei
gli opportuni contrasti.